Affari italiani: G.I.R.A. incontra l'IRPA e guarda al futuro

Il "sindacato" dei giocatori italiani ha partecipato alla riunione dell'International Rugby Player Association facendo il punto sulla situazione italiana.

gira-irpa.jpg

Si è conclusa martedì in tarda serata la riunione plenaria dell'IRPA (International Rugby Player Association) e, per la prima volta nella storia, un organo nazionale italiano ha preso parte all'importante meeting annuale che si è tenuto nelle sale della “Home of Rugby” di Twickenham.

G.I.R.A., nelle figure dei due rappresentanti, Matteo Barbini (Presidente, nella foto con Rob Nichols, presidente IRPA e Richie McCaw) e Mauro Bergamasco (Consigliere), ha preso parte alla giornata di lavoro, confrontandosi con le altre nazionali presenti. Hanno partecipato all’incontro la Nuova Zelanda, il Galles, l’Australia, l’Inghilterra, l’Irlanda e il Sud Africa, collegati invece via conference call i rappresentanti di Argentina, Samoa e Francia.

"Abbiamo affrontato tutti i temi più strettamente inerenti l’ambito professionale dei giocatori - riporta Matteo Barbini -. Integrità del gioco, inserimento dei giocatori al mondo del lavoro post carriera, educazione del giocatore durante la carriera, concussione e controllo infortuni; i regolamenti sui diritti d’immagine dei giocatori oltre che i finanziamenti per le associazioni e molti altre tematiche che nel rugby italiano sono, purtroppo, ancora di là da venire".

Il meeting annuale dell'IRPA è stato l’ultimo atto di un percorso di avvicinamento e riconoscimento di G.I.R.A. tra le associazioni paritetiche delle altre nazioni. "Dal primo contatto che abbiamo sviluppato con IRPA sono passati ben 18 mesi - continua Barbini -. Un percorso di avvicinamento da sempre basato sulla fiducia reciproca e sulla volontà di imparare da chi prima di noi si è trovato a voler migliorare l’enviroment professionale dei giocatori di rugby. Ho sempre ritenuto molto educativo potersi confrontare con queste strutture chiaramente più organizzate e più professionali di noi per poter cogliere nel dettaglio quali sono le migliori strade da seguire per crescere. Dopo l’incontro di martedì abbiamo ancora più chiara la strada da intraprendere per contribuire a una strutturazione più professionale del rugby italiano".

Ha preso parte all’incontro anche Mauro Bergamasco, fresco recordman con ben cinque mondiali nel suo curriculum da giocatore, al pari solamente di Brian Lima, e Consigliere di G.I.R.A. "Mi rendo conto che così come avviene sul rettangolo di gioco, il confronto con realtà a noi vicine, rafforza le nostre convinzioni e fa riflettere sul nostro ruolo e la nostra reale posizione nel panorama del rugby internazionale. Siamo più che mai rispettati e ancor più sostenuti nel nostro sviluppo. La nostra missione è la medesima di tutte le Associazioni di giocatori in tutto il mondo. Dopo questo incontro sono ancora più motivato a voler portare avanti gli ideali in cui ho sempre creduto, per dare forza e chiarezza alle relazioni tra giocatori e istituzioni" le parole di Mauro.

Il confronto con IRPA ha dunque ulteriormente consolidato il credo per il quale è nata G.I.R.A., cioè l’assistenza e tutela a 360 gradi degli unici ambasciatori del nostro sport, i giocatori. “Dobbiamo continuare a crescere - chiosa Barbini - e dobbiamo ricambiare l’incredibile e continuo supporto di IRPA, è nostro obbligo dare ora concretezza e continuità a quanto già fatto a inizio giugno quando G.I.R.A. ha sottoscritto con F.I.R. le linee guida di tutela per i giocatori di PRO12 e Eccellenza".

I prossimi passi di G.I.R.A., per volere del comitato esecutivo, saranno di ristrutturare il Direttivo stesso dell’Associazione, al fine di immettere nuove competenze atte a raggiungere quanto prima gli obiettivi di breve termine che si articolano principalmente sui temi di educazione dei giocatori, inserimento degli stessi nel mondo del lavoro e regolazione dei diritti d’immagine.

"Tengo a sottolineare - conclude Barbini - che G.I.R.A. nasce, cresce e si sviluppa esclusivamente grazie al supporto anche economico di giocatori ed ex giocatori, dunque senza ricevere sovvenzioni dalla Federazione o da World Rugby, come invece accade per le altre realtà internazionali. Ciò considerato non possiamo che dichiararci soddisfatti della struttura creata e del lavoro fatto finora".

  • shares
  • Mail