Italrugby: O'Shea si porta anche Catt?

Nonostante le smentite continua a farsi il nome del coach degli Harlequins per il futuro azzurro. E con lui arriverebbe anche l'allenatore dell'Inghilterra.

during the RBS Six Nations match between England and Wales at Twickenham Stadium on March 9, 2014 in London, England.

Conor O'Shea o non Conor O'Shea? Questo sarà il tormentone fino alla fine del Sei Nazioni, quando la Fir ufficializzerà il nuovo ct dell'Italia. Ma nonostante le smentite di Alfredo Gavazzi è il nome dell'allenatore irlandese quello a tenere sempre banco nei rumors che giungono dall'Inghilterra.

E ora si aggiunge un nuovo tassello. Al Biellese ha parlato Paul Dutton, dirigente del Worcester, che affrontando i problemi azzurri ha toccato anche il tema del futuro allenatore, parlando proprio di O'Shea. "E' una possibilità concreta. Può essere un'ottima soluzione, ma un uomo da solo non può cambiare un intero movimento. E poi bisognerebbe dare a O'Shea il tempo di lavorare per almeno quattro, cinque anni. Dargli fiducia e non metterlo in discussione se i risultati non arrivano subito" le parole di Dutton.

E con O'Shea potrebbe arrivare un altro nome importante dall'Inghilterra. "Si parla di Mike Catt, ex giocatore sudafricano. Non penso sia giusto però portare tutti allenatori da fuori, quanto creare un legame forte tra quelli stranieri e quelli autoctoni. E' solamente in questo modo che i tecnici italiani possono crescere" prosegue Dutton.

E senza pensare a nomi specifici, il dirigente dei Warriors infila il dito nella piaga del deficit tecnico persistente in Italia da anni. "Il segreto per creare un movimento forte è investire sullo sviluppo dei giocatori. A tutti i livelli. Non solo in prima divisione, ma anche nella seconda, terza, quarta... E nei vivai. [...] L'Italia ha una grande base. Però deve aprirsi di più. Deve fare in modo di portare il maggior numero possibile di allenatori da quei Paesi dove il rugby è più forte. Bisogna investire sugli allenatori delle giovanili. Non solo: bisogna investire su allenatori specifici, che si dedichino alla mischia, alle touche, al gioco sui trequarti, ai calciatori. Non è un lavoro che si fa in un giorno. Serve una programmazione a lungo termine" conclude Dutton. Eh già, programmazione. Una parola normale nel lessico britannico, ma sconosciuta a queste latitudini.

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