Discussioni ovali: Graham Henry "Regole più semplici per arbitri e spettatori"

L'allenatore campione del mondo 2011 lancia l'allarme: o si cambiano le regole o il rugby diventerà sempre più fisico e di nicchia.

during the 2015 Rugby World Cup Final match between New Zealand and Australia at Twickenham Stadium on October 31, 2015 in London, United Kingdom.

Ha guardato i Mondiali da semplice spettatore, quattro anni dopo il trionfo sulla panchina dei suoi All Blacks. Ha visto i suoi ragazzi concedere il bis, ha applaudito all'ottimo mondiale dell'Australia, del Giappone e della Georgia, evidenziando i flop di Inghilterra, Francia e delle isole pacifiche. Ma, soprattutto, ha notato un rugby le cui regole, forse, devono cambiare.

Sir Graham Henry, il coach che ha riportato la Coppa del Mondo in Nuova Zelanda dopo 24 anni e che ha formato quello squadrone che sabato ha battuto l'Australia, sulle pagine del The Guardian punta l'attenzione sul regolamento, secondo lui troppo complesso, che porta gli arbitri a sbagliare e al pubblico a non appassionarsi a questo sport. Uno sport che diventa sempre più fisico e violento.

"Cosa facciamo, invece, con le regole del rugby? - si chiede Henry sul giornale britannico -. La mamma è preoccupata per il piccolo Johnny perché il gioco sta diventando troppo fisico. E potrebbe aver ragione. Le regole sono troppo complicate, non sorprende che sia difficile per gli arbitri. Riavvolgiamo il nastro: semplifichiamo le regole, limitiamo l'impatto fisico abbassando l'area del placcaggio, lasciando che si utilizzino le mani per riciclare nei punti d'incontro".

Poche ricette, semplici, per rendere il gioco più comprensibile, limitare gli errori degli arbitri e la pericolosità degli impatti, dunque, per Graham Henry. Che continua. "Controllare che i piloni siano dritti in mischia, le teste sopra i fianchi. E la rolling maul dalla rimessa non è che dia troppo vantaggio a chi attacca? Contraddice il modo in cui il gioco viene arbitrato al di fuori delle touche, con i giocatori davanti al portatore di palla a proteggerlo? E dovremmo sostituire l'arbitro se è stanco o ha ricevuto un colpo?" sono le domande che Graham Henry lascia senza risposta.

Quel che è certo, anche dopo aver visto i 48 match della Rugby World Cup, è che chi governa il rugby mondiale qualche domanda deve porsela. Di fronte all'alto numero di infortunati e ai tanti traumi cranici visti. Di fronte ai tanti errori arbitrali (non ultimo un Nigel Owens che ha vissuto la sua giornata più nera proprio in finale) e di fronte all'eccessivo utilizzo del TMO. Senza snaturare il gioco - che non deve, come qualcuno sembra volere, scimmiottare il rugby league - ma cercando soluzioni che rendano il rugby più appetibile per chi vi si avvicina come spettatore, che rendano il rugby più facile da arbitrare e meno pericoloso per chi lo pratica.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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