Mondiali 2015: da 1 a 10, il pagellone iridato

Dagli All Blacks trionfatori all'immaginario machista, passando per i top e i flop della Rugby World Cup.

during the 2015 Rugby World Cup Pool A match between England and Fiji at Twickenham Stadium on September 18, 2015 in London, United Kingdom.

Si è conclusa la Coppa del Mondo 2015 di rugby. Ora inizierà un'astinenza di quattro anni prima dell'appuntamento in Giappone. Una Rugby World Cup che ha regalato spettacolo ed emozioni, con conferme, sorprese e delusioni. 44 giorni e 48 partite che hanno raccontato tante storie. Ecco la pagella finale su un appuntamento che, comunque la si veda, entrerà nella storia.

10 – All Blacks
I numeri parlano chiaro. Al di là del trionfo finale, la Nuova Zelanda ha dominato questa Coppa del Mondo, dimostrandosi di un livello superiore a tutti gli avversari. E, finalmente, hanno sfatato il tabù dei Mondiali lontani da casa, mostrando quella maturità mentale forse mancata troppe volte. E se gli All Blacks meritano il 10, la lode va a Dan Carter, che chiude la sua avventura con i tuttineri finalmente da protagonista a una RWC. E quel drop in finale è la ciliegina su una carriera da incorniciare. Implaccabili.

9 – Australia
Alzi la mano chi, un anno fa, avrebbe scommesso sui Wallabies. Lo scandalo di Ewen McKenzie, lo spogliatoio spaccato, un record di vittorie e sconfitte preoccupante e una squadra da ricostruire a meno di 12 mesi dai Mondiali. Quello di Michael Cheika è stato un mezzo miracolo, riuscendo in 10 mesi a plasmare una squadra scorbutica, portando Mario Ledesma a sistemare le falle in mischia, richiamando Giteau e Mitchell per fare la differenza e avendo il coraggio di mettere alcuni giocatori ai margini, per il bene della squadra. Sorprendenti.

8 – Argentina
Se nel 2007 la semifinale era stato un exploit, seppur figlio di una lunga programmazione, quella del 2015 è l'esame di maturità di una squadra che ormai è ufficialmente nell'Olimpo ovale. E i numeri mostrano che i Pumas sono stati una delle squadre più spettacolari e concrete della Rugby World Cup, ha una rosa relativamente giovane e con l'ingresso nel Super Rugby dal 2016 l'Argentina può solo migliorare. L'appuntamento è al 2019, per puntare ancora più in alto. Professionali.

7 – Giappone
Chiuso il Mondiale si pensa già al futuro, al 2019, quando la Rugby World Cup sbarcherà in Estremo Oriente. E il Giappone si presenta come padrone di casa con le credenziali in perfetto ordine. La Coppa del Mondo dei nipponici è stata da prima pagina, dalla clamorosa vittoria sul Sud Africa ai successi con Samoa e Tonga, con i quarti di finale sfuggiti per un nonnulla. E, poi, ci sono stati i milioni di telespettatori e l'approdo del club giapponese nel prossimo Super Rugby. Unica pecca, l'addio di Eddie Jones e un futuro tutto ancora da capire. Emozionanti.

6 – Scozia
Nel flop delle Sei Nazioni è stata l'unica nota positiva. Insieme al Galles è stata la squadra che più si è avvicinata alle semifinali, pagando l'errore di Craig Joubert (di cui parliamo dopo) e arrivando veramente a un passo dalla vittoria. E se si pensa che, assieme all'Italia, la Scozia era la meno titolata tra le formazioni del Sei Nazioni questo risultato vale doppio ed è il premio all'ottimo lavoro fatto da Vern Cotter in questi mesi. Un risultato che dà fiducia e da cui la Scozia deve ripartire per fare il salto di qualità. Sfortunati.

5 – TMO
E' uno dei temi che ha tenuto più banco in questo mese e mezzo. L'utilizzo della moviola è stato spesso eccessivo, fermando il gioco a lungo e con diversi arbitri che si sono affidati al Television Match Officier per prendere decisioni che avrebbero potuto prendere da soli. Dal 2001 a oggi la tecnologia ha fatto passi da gigante, ma ora sta iniziando a prendere il sopravvento sugli uomini, come nei peggiori film di fantascienza. Fastidiosi.

4 – Italia
Alla fine della Rugby World Cup non può migliorare il voto sugli azzurri, anche alla luce delle mediocri prestazioni di Francia e Irlanda nei quarti di finale. Il risultato minimo raggiunto, cioè le due vittorie contro Romania e Canada, non possono bastare a vedere il bicchiere mezzo pieno, soprattutto vista la fatica fatta per avere la meglio dei nordamericani e il quarto d'ora da incubo contro i romeni. C'è tanto da fare per raddrizzare una nave alla deriva, che dopo 15 anni di Sei Nazioni è ancora ferma nel limbo. Snervanti.

3 – Quade Cooper & co.
Cioè chi doveva essere protagonista e non lo è stato. L'emblema è il trequarti australiano, campione su cui ci si aspettava tanto in questa Rugby World Cup, ma che è stato messo presto ai margini da Michael Cheika e che non ha trovato spazi nell'Australia che è arrivata in finale. Il cartellino giallo dopo 15 minuti contro l'Uruguay è stato emblematico di un Mondiale da dimenticare. Bocciato.

2 – World Rugby vs Joubert
L'errore dell'arbitro sudafricano nel quarto di finale tra Australia e Scozia è stato decisivo, è vero, ma oggettivamente sono serviti diversi replay per avere la certezza dell'errore compiuto. E il comunicato della World Rugby che ha scaricato sull'arbitro tutte le colpe di un semplice errore è stato un autogol clamoroso, che ha fomentato le polemiche, invece di gettare acqua sul fuoco. Uno dei momenti peggiori di una Coppa del Mondo da incorniciare. Incomunicativi.

1 – Sangue freddo
Nell'immaginario da due soldi, quello che vede il rugby come sport machista, quello degli spot tutti sangue e arena, è facile dipingere i rugbisti come uomini tutti di un pezzo, guerrieri freddi e crudeli. Poi, però, la realtà di sbatte in video Sonny Bill Williams che abbraccia Jamie Kriel in lacrime o che regala la sua medaglia d'oro a un ragazzino, vedi Madigan in lacrime dopo la vittoria con la Francia, ma anche un pilone che ridendo tenta una trasformazione, il canadese Cudmore che spia gli avversari e la festa scomposta dei giapponesi dopo aver battuto gli Springboks e capisci che i due soldi dell'immaginario sono spesi proprio male. Pelle d'oca.

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