Mondiali 2015 finale: l'Australia e l'effetto Cheika

Il cambio di allenatore a un anno dalla Coppa sembrava un azzardo, invece è stata la mossa vincente dei Wallabies.

during the Killick Cup match between the Barbarians and Australian Wallabies at Twickenham Stadium on November 1, 2014 in London, England.

Chi sa se, alla fine, a Sydney costruiranno una statua dedicata a Kurtley Beale. Cosa c'entra l'eccentrico e talentuoso trequarti, panchinaro di lusso nella Rugby World Cup, con l'accesso alla finalissima mondiale dell'Australia? Tantissimo, perché fu una sua "bravata" 13 mesi fa a dare il via a quel terremoto che di lì a poco costò la panchina a Ewen McKenzie, portando Michael Cheika a capo dell'Australia.

Un cambio doloroso, violento, che a 11 mesi dall'esordio nella Coppa del Mondo era apparsa a molti come un suicidio sportivo, nonostante le prestazioni non entusiasmanti dei Wallabies di McKenzie. E, invece, proprio quello scandalo e quel cambio in corsa sono stati fondamentali per creare una squadra che sabato, a Twickenham, si giocherà il titolo contro gli All Blacks.

A partire dai numeri. Con Ewen McKenzie in panchina l'Australia ha disputato 22 partite, ne ha vinte 11, perse 10 e pareggiata 1. Con Michael Cheika le vittorie sono state sempre 11, ma in solo 15 partite, con 4 sconfitte. Numeri che parlano da soli (anche se l'allenatore di origini libanesi ha giocato una Rugby Championship ridotta, ndr.), ma che non dicono tutto.

Michael Cheika è un sergente di ferro, un uomo che sa leggere l'animo degli altri, che sa essere vicino a chi ne ha bisogno, ma che non ammette errori. E che impone la sua volontà, piaccia o meno. Così, quando ha capito (e non ci voleva un genio) che il primo problema era la mischia non ha guardato in faccia a nessuno e ha preteso di portare Ledesma alla guida del pack wallabie. Poi ha fatto cambiare le regole in corsa, perché l'Australia non poteva prescindere da Matt Giteau e Drew Mitchell e, così, ecco che l'Aru cambia le regole per le convocazioni e i due fenomeni di Tolone sono rientrati in extremis nel giro. E hanno fatto la differenza.

Ma è stata soprattutto la gestione dei singoli a fare la differenza, in una squadra che storicamente ha sofferto gli eccessi dei suoi talenti, spesso incapaci di gestirsi in campo e fuori. Così proprio Kurtley Beale ha dovuto ridimensionarsi, guadagnandosi giorno dopo giorno un posto nei 23 di giornata, cosa che non è riuscita a Quade Cooper, l'emblema dei Wallabies, relegato in tribuna in quasi tutti i match del Mondiale. Mondiale che non ha neppure intravisto l'altro fenomeno sprecato James O'Connor, lasciato a casa senza pensarci su troppo.

Il sergente di ferro, adesso, è a 80 minuti dal sogno. L'ultimo scoglio appare durissimo, con gli All Blacks strafavoriti della vigilia, ma sicuramente l'uomo che arriva da Padova ha un jolly nascosto da qualche parte. Sabato, a Twickenham, vincerà chi ha preparato meglio la sfida e la partita tra Michael Cheika e Steve Hansen è una di quelle partite a scacchi da non perdere. E, giocando in Inghilterra, la domanda è: chi farà scacco alla Regina?

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