Italrugby: Gavazzi, 360° di ottimismo e autostima

Oggi a Milano incontro tra il presidente Fir e la stampa per parlare dei Mondiali e del futuro dell'Italrugby.

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Oggi a Milano c'è stato il tradizionale pranzo del presidente della Fir Alfredo Gavazzi con la stampa dopo i grandi eventi. E, così, nel ristorante Alice di Eataly l'argomento del giorno era la Coppa del Mondo, anche se poi si è divagato su diversi argomenti. Ecco tutti i temi toccati dal numero 1 del rugby italiano.

Bilancio Mondiali da 6,5. Perché do 6,5 all'Italia? Perché vincere le due partite che si dovevano vincere era da 6, e aver giocato alla pari con l'Irlanda vale mezzo punto in più. Con gli irlandesi abbiamo mostrato una buona organizzazione difensiva e avremmo potuto vincere. Abbiamo pagato due errori in touche. Con la Francia, invece, ci siamo trovati sul 18-3 senza accorgercene, pagando situazioni particolari (l'arbitraggio, ndr.) che hanno portato a 20 calci contro. Se voi vedete un'insufficienza non so che dire, è ovvio che speravamo nei quarti di finale, ma in otto edizioni dei Mondiali non abbiamo mai fatto meglio di così (vero, ma nelle ultime 5 edizioni, cioè da quando siamo nel 6 Nazioni, non siamo mai neanche migliorati, ndr.). Oggi siamo da 10/11 posto, quindi la top 8 è lontana.

Critiche sulla stampa. Ho letto nei giorni scorsi gli interventi di Marcello Cuttitta (su questo blog, ndr.) e di Diego Dominguez su Sky. Non so che dire, saranno semplici boutade elettoriali.

Critiche di Malagò. E' normale che ogni Federazione sportiva faccia valutazioni dopo un grande evento come i Mondiali. Quella di Giovanni non è una critica, né uno sprone, ma è una considerazione normale.

Obiettivo 2019. Stiamo già lavorando per i Mondiali 2019 e un'analisi della Fir ha evidenziato che abbiamo potenzialmente 100 giocatori, tra chi c'è già e i giovani prospetti. Il problema è che con due sole franchigie i posti per gli italiani sono 60. Nell'Accademia, invece, dobbiamo lavorare sulla tecnica individuale, sull'alimentazione e la mentalità. Serve una terza franchigia per alzare a 100 gli azzurri da testare all'alto livello, mentre adesso puntiamo a un test degli Emergenti durante il novembre internazionale e due durante il Sei Nazioni.

Accademie, un fallimento o no? (Di fronte ai numeri presentati dal sottoscritto, che dicono che su 173 ragazzi usciti dalle Accademie tra il 2006 e il 2013 (cioè ragazzi tra i 29 e i 22 anni, ndr.) solo 13 sono andati ai Mondiali (il 7,5%) e che delle aperture azzurre attuali 2 sono di formazione estera (Allan, Haimona), uno non di formazione federale (Canna) e il solo Padovani è uscito dall'Accademia) Io sono presidente dal 2012 e quindi dei possibili fallimenti precedenti non parlo. Invece, ora la formazione è molto migliorata. Quello che oggi manca all'Italia sono giovani alternative a una seconda linea come Geldenhuys e gli estremi.

Sulla mancata crescita negli ultimi 15 anni. Noi siamo nel Sei Nazioni da 15 anni, è vero, ma gli altri da 100. Noi cresciamo, ma anche gli altri non restano fermi, quindi è normale che il gap rimanga.

Nuovo ct. Nomi non ne faccio, voi continuate a parlare di Conor O'Shea, ma magari sbagliate. Quel che so è che con lui arriverà un allenatore dei calci, che non sarà italiano perché non ce ne sono, tranne Griffen, ma meglio di no, visto che viene da Calvisano. Per la mischia e l'attacco ci saranno allenatori italiani, invece. Oltre al ct, arriveranno un responsabile degli skills, un “direttore del gioco” e un responsabile giovanile, che dovranno tutti lavorare assieme.

Nuove facce solo dopo il 2016 (se vince). Cambi nei ruoli dirigenziali? Ci sarà un nuovo responsabile commerciale, ma ogni cambio avverrà dopo le elezioni, non farò come Dondi che rinnovò i contratti in scadenza. Ascione e Checchinato? In Italia non c'è nessuno che può sostituire Franco (Ascione, ndr.), ma ci sarà un nuovo responsabile per il rugby di base, lui resterà per il settore tecnico d'alto livello.

Brunel confermato per il 6 Nazioni. Con Brunel ho parlato un paio di giorni fa. Non ha mai messo in dubbio la sua presenza al Sei Nazioni, mi ha chiesto solo quale fosse il mio obiettivo. Semplice, vincere. Dovrà schierare la squadra migliore, per sperimentare ci sarà tempo a giugno con il nuovo ct. Non credo che Brunel negli ultimi due giorni abbia messo i remi in barca, né credo che non abbia la stima del gruppo (le voci dallo spogliatoio sono ben diverse, ndr.).

Caso Mauro Bergamasco. Io non ho mai fatto le formazioni, né giudico. Da un punto di vista emozionale avrei voluto vedere Mauro in campo, ma le scelte di Brunel erano logiche perché non vede Minto come seconda linea e voleva una seconda - Bernabò - e un sostituto di Zanni, cioè Vunisa.

Parisse e i senatori ci saranno ancora? Non ho parlato con i giocatori, sono convinto che i Ghiraldini e gli Zanni saranno il futuro azzurro. Parisse non so, ovviamente è lui che deve decidere, che deve capire se ha le motivazioni per continuare in azzurro. Ha questioni contrattuali importanti in Francia e noi possiamo venirgli incontro umanamente, non contrattualmente. Parisse diverso dagli altri? Non mi risulta sia culo...

Sulla carenza di allenatori italiani d'alto livello. Formare allenatori è un lavoro lungo. In passato sono state fatte considerazioni sbagliate, i nostri migliori allenatori attuali (Guidi, Cavinato, Casellato, Troncon vengono citati da Gavazzi, ndr.) hanno ormai 50 anni, bisognava osare di più con loro in passato. Comunque il problema allenatori – ma anche arbitri – è comune in tutto il Sei Nazioni e Pro 12. Galles, Irlanda e Scozia hanno ct straniero, e non mi sembra che gli arbitri che vengono qui per il Pro 12 siano granché qualitativamente. Bisogna lavorare, ma lo deve fare tutta l'Europa, non solo noi.

Rapporti Fir-franchigie. Sono migliorate, ma devono migliorare ancora. Con Treviso, per esempio, nel 2012 c'era una vera e propria guerra, ora ho lavorato per migliorare la situazione, ma serve una maturazione anche da parte della Benetton per avere una collaborazione che funzioni.

Obiettivo quadriennio 2012-16. Cosa voglio lasciare dopo il primo mandato? Di sicuro potermi guardare allo specchio come facevo tre anni fa, e sono convinto di poterlo fare senza problemi. Poi, soprattutto, l'obiettivo principale è lavorare sui giovani.

Bilancio e nuova sede. Il bilancio è buono e sarà in crescita nei prossimi 3 o 4 anni, al punto che avremo la forza economica per una terza franchigia. Il 9 novembre, invece, il Coni dovrebbe deliberare positivamente sulla nuova sede Fir, che potrebbe essere operativa dopo il Sei Nazioni 2016.

Foto - RugbytoItaly

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