Il diario di un Cammellone: "World in Union"

Valerio Bernabò ci racconta le emozioni e i sentimenti quando si riceva il cap ufficiale della Rugby World Cup.

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Sono di fronte allo specchio alle prese con il nodo alla cravatta, tra poco dobbiamo partire per la Cerimonia di Benvenuto.

La mia mente però vola da un’altra parte, a qualche anno fa… parecchi anni fa: qualche capello in più e qualche ruga in meno. Nazionale Under 17, mi sto preparando per andare a uno dei primi banchetti ufficiali e anche qui sono alle prese con il nodo alla cravatta, ma non so da dove iniziare. Esco in corridoio e vado in cerca di Giulio Toniolatti, lui di sicuro mi saprà dare un mano.

“Il rugby mi ha insegnato anche a farmi la cravatta”, penso.

Mi viene da sorridere e allo stesso tempo da riflettere. Eravamo “pischelli” e sognavamo di indossare la maglia azzurra. Per il primo cap a Iolo contro il Galles ce la diedero verde: “Poco male regà, è comunque un pezzo di bandiera!”, ci siamo detti orgogliosi prima di scendere in campo a rappresentare l’Italia.

Classe ’84. Con Ghiraldini e Zanni siamo cresciuti insieme, indossando spesso (per mia fortuna!!!) la stessa maglia. Leo me lo ricordo al Trofeo Topolino, giocava la finale dell’Under 10 e io ero con i miei compagni della Lazio Rugby Club a vederlo dalla tribuna: il 19 sulle spalle (il mio stesso numero), un biondo ‘paffutello’ dalla classe infinita. Di Ale mi viene in mente il primo raduno juniores al Valsugana Rugby, lui giocava con i più grandi, era già pronto!

Nel corso della preparazione di questa estate, poi, ci siamo ritrovati nello staff come aiuto preparatore atletico Francesco Della Ceca, un altro nostro compagno di quegli anni… strani e piacevoli incroci. Dopo tante stagioni, abbiamo il privilegio di vivere un’altra avventura insieme: la Rugby World Cup 2015.

Una Coppa del Mondo va “respirata”, va sentita sulla pelle e scorrere dentro le vene.

La Cerimonia è un momento indimenticabile proprio in questo senso: è l’abbraccio di una comunità; è la solennità della consegna del Cap e della Medaglia di partecipazione; è il tributo che viene reso a chi come Mauro Bergamasco entra nella storia (è proprio il caso di dire ‘tanto di cappello’!!!); è il calore che ti regala il coro dei bambini della Queens Church Primary School intonando “World In Union”.

La Coppa del Mondo la vedi nei loro occhi che brillano mentre guardano questi omoni in divisa con quei buffi cappelli in testa, cercando un contatto, attraverso una stretta di mano, un ‘batti cinque’ o un semplice sorriso.
Prendono così forma le parole ascoltate poco prima da David Pickering, ex internazionale gallese e Direttore del Torneo: “…sarà un percorso speciale, in cui vivrete momenti indimenticabili sia dentro sia fuori dal campo, sarà un percorso condiviso con i vostri compagni di squadra, con le vostre famiglie e con i vostri tifosi. Le vostre imprese cattureranno i cuori e le menti di milioni di persone (…) e ispireranno le generazioni future di giocatori e appassionati”.

Ambasciatori della nostra Nazione e di questo sport: che onore!

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