Affari italiani: Pro 12, l'Italia mette mano al portafogli

Settimana scorsa la Fir ha pagato la famosa "tassa celtica", garantendo così la presenza di Treviso e Zebre nella Guinness Pro 12.

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E, alla fine, l'Italia pagò ed evitò la "Proexit". Parliamo della famigerata "tassa celtica", quell'obolo che il board della Guinness Pro 12 chiede all'Italia per partecipare con due squadre, quei soldi che vanno a coprire i mancati introiti da televisioni e sponsor, che in questi anni la Fir non è riuscita a garantire. La famosa "tassa" che tempo fa il presidente Gavazzi annunciò essere stata cancellata.

In verità si era semplicemente accordato una dilazione nei pagamenti e, inoltre, la Federazione aveva scommesso su un intervento della World Rugby a coprire le spese, con un contributo extra per "lo sviluppo del rugby". Intervento che, invece, non è arrivato e, così, la Fir si era ritrovata con un debito nei confronti del board celtico.

Negli ultimi mesi le parti si erano confrontate più volte, con posizioni diverse, cercando di trovare un accordo. Ebbene, a leggere il The Guardian, l'accordo è stato raggiunto e settimana scorsa la Fir avrebbe saldato i debiti, coprendo la famosa tassa e garantendo l'iscrizione di Treviso e Zebre alla Guinness Pro 12.

Un colpo duro al bilancio federale, già provato ultimamente, e un duro colpo per Alfredo Gavazzi, che sull'abolizione della tassa celtica aveva fatto uno dei suoi cavalli di battaglia. Insomma, si va avanti con la Guinness Pro 12 e l'Italia va avanti a pagare. Toccherà anche al rugby italico fare i conti con l'austerity?

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