Affari italiani: il giugno nero del rugby azzurro

Dal flop olimpico alla corsa salvezza juniores, passando per la "guerra" con gli azzurri e il caso Steyn. Tutti i guai di Gavazzi.

italia-giugno-nero

Houston, abbiamo un problema. Ed è quello del rugby italiano d'alto livello, che in questo giugno sta vivendo uno dei momenti più difficili, in campo e fuori. Dai Mondiali Under 20 al torneo di qualificazione olimpica, passando per lo scontro tra azzurri e Fir, la tassa celtica e l'affaire Braam Steyn il termometro azzurro segna malattia grave.

Partiamo dall'ovvio. Che la strada dell'Italseven verso le Olimpiadi fosse proibitiva si sapeva da tempo. Ma le prime tappe del torneo maschile di qualificazione non solo hanno confermato tutto ciò, ma hanno anche smentito l'ottimismo federale riguardo i tornei di ripescaggio. Al momento l'Italia non solo non è la prima europea, né la seconda, ma difficilmente si può sperare che chiuda il quarto appuntamento estivo tra le prime tre (cioè i posti che valgono l'accesso al torneo di ripescaggio), con troppe squadre oggettivamente più forti. E un discorso simile, anche se forse meno netto, vale per le ragazze, che però una chance potrebbero averla.

Passando all'Italia Under 20, i sogni di un torneo storico si sono infranti durante la brutta partita persa contro le Samoa. Oggi l'Italia affronta la durissima sfida con l'Argentina, dove parte sfavorita, e se tutto va male si giocherà la permanenza nell'elite mondiale nello spareggio finale contro (probabilmente) il Giappone. E dopo anni di Accademie, dopo ingenti quote di budget dedicate alle Accademie è un risultato decisamente modesto.

Usciamo dal campo. Riguardo alla questione tassa celtica abbiamo già scritto tutto qui e non c'è altro d'aggiungere, mentre sui casi Steyn e azzurri da scriverne ce n'è, eccome. Sulla questione della terza linea di Calvisano in procinto a passare alla Benetton, oggi sulla Tribuna di Treviso parla proprio il giocatore. "Davvero non capisco, ho firmato a gennaio, non sono esperto di legge ma non credo possano esserci norme retroattive, nel diritto come nello sport. Se è stata approvata in aprile..." le parole di Steyn. Lo abbiamo già detto, secondo noi questa norma è assurda. Steyn non è stato formato a Calvisano, ma è un giocatore professionista arrivato in Italia già formato. E con il contratto in scadenza. In nessuno sport una società può pretendere un pagamento per un giocatore in scadenza di contratto e non formato da lei. Se poi si aggiunge che la regola è stata decisa a firma già avvenuta e che riguarda Calvisano...

Chiudiamo con la notizia del giorno, cioè lo scontro frontale tra gli azzurri in raduno a Villabassa e la Fir, il rifiuto dei primi di allenarsi senza un confronto con Gavazzi e la decisione della Federazione di cancellare, temporaneamente, il raduno. Al di là dei comunicati delle due parti, e senza voler entrare nel merito di colpe o ragioni (ne abbiamo già parlato ampiamente in passato e il reale punto del confronto non è noto), quello che è evidente è una cosa. A più di due mesi dal famoso editto di Gavazzi, quello dei "pensionati", arrivare al 15 giugno, a raduno iniziato, senza un accordo è follia pura. Serviva, da parte della Fir, un confronto continuativo, ininterrotto per arrivare a una soluzione. I comunicati di oggi sono assurdi, proprio perché evidenziano una situazione non risolta. Al raduno premondiale si doveva arrivare con delle certezze. Un accordo, se possibile, o una rottura evidente. Questo balletto, invece, non fa bene a nessuno ed evidenzia, ancora una volta, l'incapacità di programmare del sistema federale.

Anche perché, va ricordato bene a chi se lo dimentica o fa finta di dimenticarselo, la questione va ben oltre la mera questione economica legata ai Mondiali. I temi sul tavolo sono diversi e importanti, e vanno dalla rappresentatività dei rugbisti italiani nel movimento a questioni di diritti e certezze che sono dovute a tutti i lavoratori. Sportivi compresi. Per chi se li fosse "scordati", li trovate qui.

Il rugby azzurro d'alto livello ha dei problemi. In campo e fuori. E il malato, invece di venir curato, peggiora. La situazione rischia di esplodere e l'intero movimento di implodere in un crescente disinteresse mediatico, figlio degli insuccessi in campo, ma anche e soprattutto delle incapacità fuori dal campo.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail