Caos Parma: Zebre, i Pretoriani affilano il gladio

Roma aspetta interessata le novità riguardo al futuro delle Zebre, ma già sogna una franchigia al Tre Fontane.

pretoriani

Parma o Roma? Il futuro delle Zebre sembra ormai giocarsi tra queste due città, con i ducali che hanno un diritto di prelazione che scadrà tra 10 giorni e i romani che aspettano alla finestra. A Parma qualcosa si sta muovendo, come avevamo già scritto alcuni giorni fa, con una possibile cordata che dovrebbe coinvolgere molti personaggi già impegnati ai tempi di Aironi e Crociati. Ma il tempo stringe e alle parole si dovrà passare in fretta ai fatti, altrimenti la Fir si guarderà attorno. Direzione Roma, appunto.

Questo pomeriggio l'Ansa ha fatto un lancio in cui ha proprio parlato della questione Zebre. E che ha rilanciato voci che da giorni giungono dalla capitale e che riguardano principalmente l'impianto del Tre Fontane. Impianto al centro di mille polemiche in questi anni, che hanno toccato anche la cosiddetta inchiesta "Mafia Capitale". Come scrive l'Ansa, infatti, "l’attuale stadio dell’Eur, di proprietà del Comune e che secondo un bando va ristrutturato con tribune coperte, oggi ha una capienza di 4.000 posti ma potrebbe essere ampliato in modo da poter ospitare match europei. Sarà dotato di un impianto di illuminazione, e ovviamente la franchigia di rugby avrà i campi dove allenarsi, sempre che al Tre Fontane non arrivi davvero, come paventa qualcuno, il golf".

E se le Zebre sbarcassero a Roma cambierebbero nome. Già, perché sarebbe un'entità completamente nuova e, così, tornerebbe in auge quel nome che era affiorato anni fa, ma che poi morì di fronte alle tante parole (ma ai ben pochi soldi) degli allora promotori: i Pretoriani (in alto le prime pagine dei giornali quando venne scelta la Benetton Treviso al posto di Roma, ndr.). Appunto, i soldi. E chi ce li metterebbe? Sempre secondo l'Ansa sarebbe interessata al progetto Pretoriani "una società finanziaria di livello europeo che ha una sua presenza italiana e vorrebbe patrocinare l’iniziativa e poi anche la squadra". Voci, notizie, molto vaghe. Ma questa, quando si parla di progettualità nel rugby italiano, è la normalità. O no?




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