Affari italiani: quando la politica entra in campo. E fa male

Ieri a Roma non si è disputato il match tra gli All Reds e i Corsari. Perché i padroni di casa si sono rifiutati di far entrare in campo un avversario. Per le sue idee politiche.

allreds.JPG Arriva una brutta storia da Roma, una storia dove sport e politica si mischiano malamente, in nome di presunti valori che, però, si trasformano in disvalori. La storia la racconta oggi onrugby.it e parla di un match mai giocato.

A Roma si doveva giocare un match di Serie C. In campo gli All Reds e i Corsari. All Reds, tutti rossi. Un nome che racconta fin da subito come la squadra abbia una dichiarata appartenenza politica. Ebbene, gli All Reds giocano in un campo all'interno di un centro sociale, l'Acrobax. E la squadra ha negato l'accesso al campo a uno dei giocatori dei Corsari. La sua colpa? Essere "fascista".


Come racconta onrugby, i Corsari avrebbero potuto giocare senza problemi, l'importante è che non schierassero quel giocatore. Un'imposizione non accettata dagli ospiti, che hanno riferito l'accaduto all'arbitro rinunciando a giocare.


Come ho scritto più volte in passato in questo blog, a me il legame sport (rugby) e politica non piace. Sono due mondi separati che dovrebbero restare tali. Le idee politiche, i valori, i pensieri dei singoli non dovrebbero avere un valore sportivo, non dovrebbero interferire con quello che è altro. E' uno sport. Un gioco. Porre un credo politico - qualunque esso sia - come valore fondante di una squadra di rugby è sbagliato, soprattutto se questo porta a un comportamento come quello visto ieri a Roma.


Come scrive il collega Wilhelm, che sottoscrivo, "Conta il rispetto per l'avversario, chiunque esso sia. Lo ripetiamo: chiunque esso sia". Impedire a un giocatore, che non si è macchiato di alcun reato, di scendere in campo significa solo essere intolleranti, razzisti. I ragazzi degli All Reds forse non si sono resi conto di aver agito proprio come fanno i razzisti, né più né meno. Impedire a un giocatore di giocare per le sue idee non è differente che impedire a un ragazzo di scendere in campo per il colore della sua pelle, per la sua nazionalità, per le sue inclinazioni sessuali o la sua fede religiosa.


Cosa direbbero gli All Reds se leggessero che una squadra si è rifiutata di giocare perché tra gli avversari c'era un gay, un nero, un mussulmano o un cinese? Avrebbero gridato allo scandalo, al razzismo... al fascismo. Ecco, ieri è successo questo in campo. Forse, come detto, sarebbe meglio se la politica restasse fuori dai campi da rugby.


UPDATE: ECCO IL COMUNICATO DEGLI ALL REDS A PROPOSITO DEI FATTI DI IERI.
Gli All Reds, nel rispetto della Federazione e del Comitato Laziale Rugby, avevano scelto di non esprimersi pubblicamente su quanto accaduto ieri, 23 Marzo. Essendo stati chiamati in causa da più parti, con accuse più o meno velate, e prima che il caso mediatico montato in meno di 24 ore acquisti i risvolti della delazione, ci preme però precisare quanto segue.

Domenica 23/03/14 in occasione della partita All Reds - Corsari alcune persone, all' esterno del nostro impianto di gioco, hanno impedito ad un giocatore dei Corsari di avvicinarsi all'impianto stesso.
Rendendosi conto della situazione di difficoltà nella quale la squadra dei Corsari si stava venendo a trovare, gli All Reds Rugby Roma hanno deciso da subito di ritirarsi dalla partita e, come la Società dei Corsari stessa potrà confermare, dare partita vinta agli avversari.

Non abbiamo altro da comunicare, in attesa delle decisioni che verranno prese dal giudice sportivo

All Reds Rugby Roma 


credit image by Marzio De Felice


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