Sei Nazioni 2015: Casellato “Boni per Bacchin? Non capisco...”

Sei Nazioni 2015 - Il tecnico della Benetton Treviso, senza fare polemiche, evidenzia però le perplessità sulle scelte di Brunel.

casellato

Abbiamo evidenziato fin dall'annuncio di Jacques Brunel del sostituto di Michele Campagnaro che la scelta di Tommaso Boni lasciava perplessi. Non tanto per il ragazzo, buonissimo prospetto, ma perché c'era un'alternativa che in questi mesi si è messo in luce e che è abituato al livello internazionale, cioè Enrico Bacchin.

E proprio della scelta di Brunel ho parlato con Umberto Casellato, coach che ha allenato e conosce bene Boni a Mogliano e che, ora, sta allenando alla Benetton Treviso Enrico Bacchin. E le perplessità sono anche sue.

Umberto, Boni in nazionale e Bacchin a casa. Che ne dici?
Non voglio assolutamente fare polemiche, in questo momento sarebbe troppo facile sparare contro tutto e tutti lo so per esperienza personale. Posso solo dire con serenità e senza nessuna vena polemica, che ci sono dinamiche che non capisco.

Cioè? Cosa non ti convince?
Non ho niente da dire in merito alla convocazione di Boni, ragazzo di Mogliano che ho allenato e sono felice per lui e per la società che lo ha formato. Ma resto perplesso sui criteri di scelta: per otto volte Bacchin e Morisi hanno giocato insieme 12-13 tra Pro 12 e Champions Cup, a un livello forse più vicino al 6 Nazioni che a quello dell’Eccellenza.

Effettivamente dubbio venuto anche a me. Anche perché il lavoro delle franchigie non era quello di formare i giocatori per l'azzurro?
Se mi dicono che le franchigie devono lavorare per la nazionale e poi succede questo, scusate ma forse c’è qualcosa che non mi torna, mi perdo qualche passaggio. Una volta c’era la scusa di Munari e Smith che “remavano” contro il sistema, adesso cosa c’è?

E parli contro i tuoi interessi, perché venerdì sera rischiavi di perdere un altro giocatore per il Leinster.
Infatti, sono contento per Treviso che Bacchin sia rimasto a casa, il nostro staff temeva di perderlo addirittura alla prima convocazione visto lo standard di rendimento che ha avuto il ragazzo, quindi quando abbiamo visto l’infortunio di Campa eravamo pronti a perderlo. Ripeto, meglio così.

Treviso e tu avete una chiara filosofia sui giovani. Già gli anni passati facevano molta tribuna prima di essere pronti. Credi che Enrico, dopo metà stagione, sia pronto per l'azzurro?
Ho detto a Enrico che sarebbe stata una cosa, per lui in questo momento, troppo impegnativa, così come ho detto a Barbini che per me adesso è ancora immaturo per certi livelli. Ogni giocatore ha bisogno di precisi tempi tecnici, fisici e mentali per raggiungere una certa consistenza, e per consistenza intendo giocare ogni settimana a un buon livello: il famoso work rate individuale, cioè la sommatoria di tutto quello che fa un giocatore in campo. Così, come dici tu, nei limiti di infortuni e varie cose cerchiamo di lavorare a Treviso. Affrettare i tempi è qualcosa di molto pericoloso e non vantaggioso per il giocatore per primo e per il club (e la nazionale, ndr.) di conseguenza.

Brunel si è visto poche volte a Monigo. Come è la collaborazione con lo staff azzurro?
Alle volte sarebbe gratificante che lo staff della nazionale chiedesse al nostro staff dei giudizi tecnici sui giocatori, che alleniamo giornalmente. Questo ci farebbe sentire sicuramente più vicini alla Nazionale e a un progetto. Un po’ una condivisione di intenti e di programmi, come mi sembra ci dovrebbe essere. Il nostro staff - e lo dico pubblicamente - è aperto a qualsiasi forma di confronto e critica sempre a maggior ragione su chi deve darci dei precisi input tecnici.

In definitiva, la convocazione di Boni non ti convince.
Magari poi Boni gioca e fa man of the match, e sarei la persona più felice per lui e per il rugby italiano, ma se succedesse il contrario, che cosa succederebbe al ragazzo? Ci sono alcuni esempi di giocatori diventati fenomeni e brocchi nel giro di 1-2 partite. Il rugby italiano non ha bisogno di questo, ne abbiamo molto pochi di giocatori.


Foto | Elena Barbini

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