Rugby & Storia: la palla ovale e il fascismo in Italia

Il rugby è di destra o di sinistra? No, è semplicemente uno sport. Ma la storia è una spada di Damocle che ogni tanto ritorna.

fascismo-rugby

Sport minore, sport di provincia, relegato ai margini dello sport italiano. Questa è stata la storia della palla ovale per decenni, fino alla fine degli anni ’90, se non addirittura nel nuovo secolo. Uno degli ostacoli più grandi che la palla ovale ha dovuto superare negli ultimi decenni è stato quello dell’etichetta che le era stata appiccicata addosso di essere uno sport “fascista”. Violento, maschio, da duri. Non sono questi i soli motivi per i quali il rugby è stato osteggiato per decenni in Italia. Ma da dove nasce l'abbinamento fascismo-palla ovale? E, soprattutto, perché la politica deve entrare anche nello sport, quando sui campi di tutta Italia si sono affrontati, e hanno giocato assieme, compagni e camerati, atei e preti?

Durante il ventennio fascista il rugby italiano vide un’importante periodo di crescita, con la nascita della Federazione nel 1928 e i primi incontri internazionali e i primi successi azzurri. Eppure il rugby venne inizialmente osteggiato dal regime. Troppo anglosassone per essere accettato dall’ideologia fascista, il rugby trova piano piano il suo spazio, proprio grazie a quei pregi che ancora oggi ne fanno uno sport adatto ai più giovani. Improntato sul più vero gioco di squadra, sul cameratismo, ottimo per la crescita fisica dei ragazzi e capace di insegnare i valori del combattimento e della lealtà. Insomma, messa da parte la remora sulle origine britanniche, il rugby diventa negli anni ’30 uno degli sport più amati e praticati dalla gioventù fascista. Dimostrazione di forza e coraggio, in contrasto con quei giovani letterati “malaticci e inetti”, come viene detto anche dai massimi dirigenti del Partito.

Purtroppo, però, con la caduta del regime di Mussolini anche il rugby dovette pagare pegno. Esaltato dal fascismo venne visto per molti anni come uno sport violento e legato a doppio filo all’ideologia mussoliniana. Anche questo ha frenato la sua diffusione in Italia nel dopoguerra.


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