Sei Nazioni 2015: Brunel "Il problema è il dopo Parisse"

Sul Corriere dello Sport intervista al ct azzurro che parla della nazionale, ma anche del suo futuro. In Pro 12?

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Una lunga intervista che parte dalla tragedia di Charlie Hebdo ("sono della generazione cresciuta con quel giornale") e poi affronta i temi dell'attualità ovale, cioè il Sei Nazioni. Ma non solo. Jacques Brunel si confessa sulle pagine del Corriere dello Sport e a Francesco Volpe parla di Italia, presente e futura.

"Quando sono arrivato sapevo che non sarebbe stato facile, ma pensavo che in due o tre anni si potesse armonizzare il lavoro di franchigie e Nazionale e imprimere una scossa al movimento. Invece è successo di tutto: la fine degli Aironi, la nascita delle Zebre, la crisi di Treviso" dice Brunel, evidenziando quella mancanza di progettualità della Fir di cui si parla da tempo. E sul Sei Nazioni alle porte? "Dopo i test di novembre sono un po' più fiducioso nelle nostre possibilità, anche se abbiamo perso una partita che avremmo dovuto e potuto vincere".

Per il ct francese, guardando al futuro, il problema non è chi prenderà il suo posto nel 2016, ma chi saprà sostituire i senatori azzurri. "La domanda è: qual è il futuro dopo Parisse, Castrogiovanni, Bortolami, Mauro Bergamasco, Geldenhuys? [...] Non è solo un problema di qualità, ma soprattutto di leadership [...] Ma la base è ridotta [...] perdendo quasi ogni sabato è difficile crescere mentalmente" dice Brunel.

Sempre pensando al futuro, Brunel parla di chi non è ancora entrato nel giro azzurro, ma secondo lui ha le chance per emergere. "Padovani, Azzolini, Lazzaroni, Gabriele Di Giulio, Boni [...] Ma sa qual è il problema generale del nostro vivaio? [...] Manca velocità" sentenzia il ct francese. E per il suo, di futuro? "La mia idea è tornare in Francia. Ma quella "celtica" è un tipo di sfida che mi affascina. Porrei anche dire di sì".


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