Champions Cup: Inglesi, francesi e quel salary cap europeo

L'ex campione e giornalista Brian Moore avverte del rischio che la Coppa Europa di rugby si trasformi in un torneo anglo-francese.

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Ci sono quattro inglesi, tre francesi e un irlandese. No, non è l'inizio di una barzelletta, ma la realtà dei fatti nella Champions Cup, la Coppa Europa di rugby. Che ha il sapore di un Trofeo Anglo-Francese più che continentale. Il dominio del club di Top 14 e Premiership è stato evidente quest'anno, con (oltre al Leinster) solo i Glasgow Warriors a essere rimasti in corsa per i playoff fino all'ultima giornata.

Un cambio di trend rispetto al passato (negli ultimi 5 anni le celtiche ai quarti erano, rispettivamente, tre, due, cinque, due e tre) estemporaneo o un fatto che deve preoccupare? A chiederselo, sulle pagine del Telegraph, l'ex campione inglese e ora giornalista Brian Moore, che evidenzia come un monopolio anglo-francese della più importante coppa europea di rugby rischia di essere un boomerang per la palla ovale.

I risultati di quest'anno sono un'anomalia statistica, si chiede Moore, o no? Ovviamente una risposta si avrà solo nei prossimi anni, ma intanto l'ex tallonatore inglese lancia l'allarme. Una Coppa Europa deve, giocoforza, essere europea e non limitata al dominio di due nazioni. Ne va della credibilità del torneo, dell'interesse mediatico globale, ma anche da un punto di vista sportivo significherebbe che chi gioca nella Guinness Pro 12 avrebbe sempre meno possibilità di confrontarsi con l'alto livello internazionale durante l'anno.

Ma Moore va oltre e fa un paragone con il Sei Nazioni (di fatto mettendo a tacere chi vorrebbe cacciare l'Italia), il cui successo commerciale va oltre alla somma delle singole realtà, ma è tale proprio perché coinvolge un bacino importante ovale. Lo stesso deve valere, secondo Moore, per la Champions Cup, dove lo strapotere economico dei club di Premiership - e soprattutto Top 14 - rischia di creare uno squilibrio dannoso all'intero sistema.

Per questo Brian Moore tira in ballo il salary cap. Che, attualmente, è gestito a livello nazionale, cioè il tetto salariale riguarda i club di un torneo nazionale, ma non guarda globalmente all'Europa. Secondo Moore va capito se sia possibile lavorare proprio sul salary cap a livello europeo per garantire la competitività di tutte le realtà che partecipano alla Coppa e non solo di una parte.


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