Storie ovali: il Venezuela, il rum, le gang e il rugby

Una storia di rivalsa e di lotta alla criminalità che parte della palla ovale in uno dei Paesi più violenti al mondo.

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Il Venezuela è uno dei Paesi più violenti e pericolosi al mondo. Durante il governo socialista di Hugo Chavez la violenza delle gang e della criminalità organizzata è cresciuta in maniera esponenziale e ora Nicolas Maduro sta cercando di mettere una pezza a una violenza che ha reso il Venezuela un inferno.

A venire incontro al governo è, però, uno di quei capitalisti che il regime di Maduro combatte quotidianamente. Parliamo di Alberto Vollmer, presidente del Santa Teresa, la più importante azienda che produce rum nel Paese. L'imprenditore vive e lavora nella regione di Revenga, una che anni fa era tra le più violente e pericolose del Venezuela, con 112 morti violente ogni 100mila abitanti.

Vollmer, di origine tedesca, ha deciso di fare ciò che il governo di Chavez non riusciva, o voleva, fare: combattere la violenza nelle strade della sua città. E per farlo, alcuni anni fa, ha fatto nascere il "Progetto Alcatraz", un'occasione per chi fa parte delle gang cittadine di abbandonare la strada e trovare un'altra via. Il tutto in nome del rugby.

"Metti i violenti a giocare a rugby" è il motto di Vollmer (nella foto, in maglietta bianca), la cui storia inizia nel 2002. In quell'anno alcuni componenti di una gang occuparono un terreno di proprietà di Santa Teresa. Vollmer, invece di farli cacciare dalla polizia, li convince a lavorare per lui e costruire case solide per loro e per gli altri operai. L'anno dopo un'altra gang cerca di introdursi nell'azienda alla ricerca di armi. Fermati dal servizio di sicurezza privato della fabbrica, ancora una volta loro viene offerto un lavoro al posto della prigione. E, ancora una volta, essi accettano.

Ma cosa c'entra il rugby con questa storia di riabilitazione? Molto, moltissimo. Perché mettere in fabbrica ex criminali, componenti di gang diverse, è pericoloso se questi uomini si trovano faccia a faccia. Le due gang si fronteggiano, la violenza è a un passo. E, ancora una volta, a intervenire è direttamente Vollmer. Il boss del Santa Teresa, che aveva conosciuto il rugby ai tempi dell'università, propone di risolvere la questione su un campo da rugby. Tra lo scetticismo generale. E, invece...

L'esperimento, o l'azzardo, funziona. E, a quel punto, nasce veramente il "Progetto Alcatraz". Negli ultimi 10 anni sono oltre 400 i componenti di gang che hanno lasciato la strada per entrare nella fabbrica e partecipare a un programma di riabilitazione che coinvolge appunto anche il rugby.

"Questi ragazzi hanno bisogno di qualcosa di fisico, questi ragazzi sono violenti, hanno un'energia negativa da sfogare. Quando abbiamo iniziato a lavorare con il rugby, abbiamo capito come fosse fantastico... questi ragazzi entravano in campo e subito cambiavano".

Ora, ogni anno, all'interno dei terreni del Santa Teresa, si disputa un torneo di rugby che coinvolge club professionistici, universitari e amatoriali, compresi quelli del Santa Teresa - formati da ex criminali - e l'ultimo anno anche da una squadra composta da 'ospiti' della prigione locale di Tocoron.

Il risultato? Come detto, nel 2003 gli omicidi erano 114 ogni 100mila abitanti, dieci anni dopo i numeri sono scesi a 12 omicidi ogni 100mila abitanti. Numeri che, secondo molti, sono dovuti principalmente al "Progetto Alcatraz". Un progetto che ora altre regioni, altri governi locali e altre aziende guardano con interesse.


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