Arbitri: Kaplan attacca "Manca coerenza"

L'ex fischietto chiede più uniformità di scelte dopo le tante polemiche durante i test di novembre.

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Arbitri, abbiamo un problema. Durante i test match di novembre le scelte dei fischietti sono spesse finite sotto la lente d'ingrandimento, con anche i migliori al mondo a finire sotto accusa. Ora a parlare è un ex, Jonathan Kaplan, che difende i suoi colleghi, ma ammette che c'è un problema.

"Si vedono stili d'arbitraggio molto differenti e questo è bello, ognuno ha il suo modo di gestire il gioco. Ma la mia paura è la mancanza di coerenza nell'approccio, l'ho detto da anni. Non è colpa degli arbitri, ma serve un allenatore dedicato che li aiuti ad avere maggiore uniformità".

Un tema già affrontato più volte in passato, quando allenatori e giocatori hanno evidenziato come quando si prepara una partita si deve anche studiare l'arbitro, perché in certe fasi - dalla mischia alla maul, fino alle ruck - ognuno ha una sua visione e gestisce il gioco in maniera molto diversa. Tradotto: un arbitro fischia fallo, un altro lascia correre e ci si deve adattare. E questo, per Kaplan, si traduce ovviamente in un problema per il rugby.

A capo degli arbitri, poi, ci sono troppe persone. Uno a livello nazionale, uno a livello continentale o di torneo (Sei Nazioni o Sanzar) e uno a livello di World Rugby. Anche qui, ognuno con le proprie sensibilità e ognuno che dà indicazioni diverse agli arbitri. E spesso contrastanti. Altro tema caldo, il TMO.

"Non credo si possa tornare indietro ed eliminare la tecnologia. Però questo è stato l'anno peggiore per i TMO e le loro scelte. Troppi errori ed è qualcosa cui la World Rugby deve dare una risposta velocemente. La tecnologia deve restare, ma bisogna rivedere i protocolli e le persone che lo gestiscono".

La soluzione, dunque, per Kaplan è esattamente l'opposto di ciò che succede oggi. Non devono essere le squadre, gli allenatori, i giocatori a studiare l'arbitro e adattarsi, ma ci dev'essere una struttura coerente che insegni agli arbitri a gestire le varie fasi del gioco, anche studiando come le varie squadre giocano, capendo come e dove intervenire. E, come dice Kaplan, senza timori reverenziali: "A volte dobbiamo prendere decisioni impopolari, ma è proprio ciò per cui veniamo pagati".


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