Affari italiani: Gavazzi sotto attacco e un silenzio che fa rumore

Dalla 'sua' lombardia nuovi attacco al presidente Fir per la gestione dei Mondiali juniores. E, intanto, il suo sponsor tace.

lombardia vs gavazzi

Continua a tenere banco l'affaire World Rugby Junior Championship e la decisione di disputare ben 15 match su 30 del Mondiale juniores a Calvisano. Con costi esorbitanti per rifare lo stadio di un club che mediamente non arriva a 1.000 spettatori a partita. Ora, sulle pagine del Gazzettino, è la stessa Lombardia ad alzare la voce.

"Gavazzi ha giustificato le 15 partite su 30 del Mondiale u20 a Calvisano dicendo che la provincia di Brescia è la più attiva in Lombardia. I numeri del 2013/14 dicono il contrario: 3.781 tesserati a Brescia, 7.205 a Milano, 1.266 a Monza Brianza. Due realtà con quasi il triplo di atleti e un bacino d'utenza più ampio sono state del tutto escluse".

Così Francesco Azzolari, ex presidente di comitato e consigliere federale, che evidenzia come lo stadio di Calvisano avrà bisogno di un intervento milionario per essere in regola. A gettare ulteriore benzina sul fuoco anche Gaetano Palmiotto (ex dirigente del Monza Rugby), già molto critico della scelta di Gavazzi su Facebook, che senza giri di parole parla di numeri: "Uno stadio (quello di Monza, ndr.) ritenuto idoneo da Ere (3 partite di Heineken Cup), Fir (Italia-Figi) e Lire (3 finali scudetto) non è stato ritenuto adeguato al Mondiale under 20". Già, Monza esclusa perché stadio e infrastrutture non sarebbero adatte. Incredibile, se si pensa che si parla di una città importante, a un passo da Milano. Ma c'è chi ricorda che Monza ha 'sbagliato' a votare alle ultime elezioni.

E a proposito di elezioni, in questa ennesima polemica sulla Fir c'è un silenzio che si fa sentire. Da tempo, infatti, il maggior sponsor della candidatura di Alfredo Gavazzi alla presidenza non parla, si defila e non difende il suo 'pupillo'. Parliamo, ovviamente, di Giancarlo Dondi, ex presidente Fir, presidente onorario ed esponente della World Rugby. Il 'grande vecchio' del rugby italiano non è mai sceso in campo a difendere l'operato di Alfredo Gavazzi, che pure era il suo candidato alla successione. Un silenzio importante, che vale più di mille parole e polemiche.


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