Sport & Razzismo: Castrogiovanni "Tavecchio e i mangiabanane? Manca l'educazione sportiva"

Il pilone azzurro, intervistato da La Repubblica, affronta il tema del razzismo nello sport, partendo dalle polemiche del calcio. Ma anche nel rugby...

martin castrogiovanni

"Razzismo? Ma vi siete accorti in che società stiamo vivendo?" dice Martin Castrogiovanni, intervistato da Massimo Calandri per La Repubblica. Il pilone azzurro del Tolone entra in mischia attorno all'argomento (ahimé) principe di quest'estate sportiva in Italia. Il candidato presidente della FIGC Tavecchio e i mangiabanane. "Io ho sangue italiano, tedesco, indio. Mia sorella Ines ha avuto due gemelli da un mio compagno di squadra di origine tongana" fa notare Castro.

Eppure nel calcio italiano il problema del razzismo (o della pseudorazzismo) esiste, anche se si tratta più di maleducazione che di una reale consapevolezza d'intolleranza. Nel rugby, invece, i 'buu' verso i giocatori di colore o le banane lanciate in campo ancora non si sono viste (anche se proprio l'altro giorno, in Nuova Zelanda, l'ala dei Crusaders Nadolo è stato insultato da un 'tifoso' in un pub con il termine "negro ciccione", ndr.).

"Forse perché in campo hai bisogno di tutti, senza pregiudizi. Come nella vita di ogni giorno. I piccoletti e i giganti goffi. Quelli ossuti, i ciccioni. Giovani, vecchi. C'è da azzuffarsi e servono rinforzi, ognuno ha un suo ruolo e figuriamoci se hai tempo di guardare al colore della pelle".

Ma se i problemi nello sport non vengono risolti, forse è perché non c'è la volontà politica di risolverli. "In Inghilterra avevano il problema hooligans, ma hanno deciso di risolverlo. Rispettando le leggi - fa notare Castro, che continua -. Se votano per Tavecchio, allora vuol dire che quelli del calcio non hanno capito nulla".

Ma quindi il calcio è il male e il rugby è un'isola felice senza problemi? I Balotelli ci sono solo nella palla tonda? "Stanno arrivando segnali negativi anche da noi. Troppi giovani pensano prima al successo, al denaro, agli status-symbol. Dimenticando il vero premio rappresentato dal piacere (e dal sacrificio) di fare sport: educazione, divertimento" conclude Castro.


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