Affari italiani: è il momento di far rinascere la Lega?

L'altroieri il presidente del Petrarca Padova ha evocato il ritorno della Lega d'Eccellenza, fallita anni fa. E' il momento giusto e serve davvero?

lega rugby

Parte da Padova la proposta, o almeno l'idea, di ricreare la Lega d'Eccellenza, cioè un'organizzazione che riunisca i club del massimo campionato italiano di rugby. Lega che già c'era, ma che per svariati motivi fallì, chiudendo i battenti qualche anno fa. Ma, ora, come detto, da Padova arriva una proposta, che nasce dalla presentazione del neoacquisto del Petrarca Vittorio Munari.

"Credo che Munari possa essere importante per l'intero movimento ovale. Se ci fosse ad esempio un interesse da parte di altri club a ricreare una Lega di Eccellenza, penso che Vittorio potrebbe essere una risorsa davvero importante. E non lo dico certo per fare contrapposizione alla Fir, al contrario. Credo sarebbe utile, ai club e alla federazione, per rilanciare l'immagine del campionato e portare nuova visibilità alla competizione che assegna lo scudetto".

Queste le parole del presidente dei club veneto Toffano. Ma serve davvero una Lega d'Eccellenza? La risposta è sì. Per diversi motivi. Perché una collaborazione fattiva dei club è fondamentale per la crescita del campionato, perché gli esempi dall'estero (Francia e Inghilterra) sono sotto gli occhi di tutti, perché serve un distacco maggiore (da un punto di vista politico-organizzativo) tra la Federazione e il massimo campionato nazionale e, soprattutto, perché una Lega (se strutturata in maniera intelligente e non un ulteriore carrozzone per sistemare qualche amico o trombato) potrebbe fare quel lavoro - come sottolinea Toffano - di visibilità e di spendibilità del prodotto Eccellenza che la Fir non è in grado di fare.

I bisogni dei club (privati) non sempre si sovrappongono a quelli della Federazione (pubblica) e il fatto che il destino dei primi sia deciso dalla seconda è un conflitto d'interessi ancora più marcato rispetto a quello che viene imputato ad Alfredo Gavazzi. Perché non scompare con un cambio di guardia ai vertici, ma resta insito nel rapporto tra Fir ed Eccellenza.

Allora, se tutto va bene, perché la Lega d'Eccellenza non c'è e, anzi, è fallita? Perché, prima di tutto, ci dev'essere una comunione d'intenti da parte dei soci, cioè dei club, con tutti che devono capire che si deve sacrificare qualcosa del proprio orticello per la crescita dell'intero gruppo, ma - al tempo stesso - va fin da subito chiarito che una Lega sportiva non è democratica o socialista, ma ci sono - piaccia o no - soci forti e soci deboli. Ma tutti devono puntare alla crescita dell'Eccellenza, partendo da un'altra consapevolezza: a oggi il massimo campionato italiano di rugby non è vendibile da un punto di vista mediatico e commerciale.

Questo per svariati motivi, alcuni dei quali sicuramente non risolvibili da un'ipotetica Lega (concorrenza della Pro 12, bacino d'utenza territorialmente molto limitato, crisi economica), ma altri che - invece - proprio un'unione dei club può far superare. Come dice proprio Munari oggi sulla Tribuna di Treviso:

"Giusto spingere su promozione e visibilità ma il problema è diverso. Uno spende volentieri 100 euro per il concerto dei Rolling Stones ma non è disposto a spenderne 10 per un fan club di gente che suona male. È la qualità del prodotto che offri che conta. La domanda vera è se siamo o no in grado di costruire un prodotto di qualità".

Non sarà facile, manca - probabilmente - un background umano capace di lavorare in questo senso, ma va creato. Altrimenti l'Eccellenza sarà sempre meno eccellente e sempre più ai margini.


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© Foto Elena Barbini - Tutti i diritti riservati

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