Il Terzo Tempo: intervista a Lorenzo Richelmy "Il rugby? Molto simile alla vita"

Rugby 1823 ha chiacchierato con il protagonista del film di Enrico Maria Artale, nelle sale italiane giovedì prossimo.

intervista_lorenzo_richelmy.jpg Sarà nelle sale cinematografiche giovedì prossimo, 21 novembre, con il film "Il Terzo Tempo", la storia di una rivincita sociale che ruota attorno al rugby (recensione, trailer). Opera prima del giovane regista Enrico Maria Artale, a spiccare è la prova di Lorenzo Richelmy, uno degli attori più promettenti del panorama cinematografico italiano.

Nato a La Spezia il 25 marzo 1990, si è trasferito da giovanissimo a Roma, dove è cresciuto e ha studiato. Figlio d'arte, ha esordito giovanissimo, prima di entrare nel Centro Sperimentale di Cinematografia di Cinecittà, che ha prodotto proprio "Il Terzo Tempo". Rugby 1823 ha fatto una chiacchierata con Lorenzo, parlando di cinema, recitazione e, soprattutto, rugby.


Tanto teatro, molti corti, tre anni di Centro Sperimentale di Cinematografia. Mentre in molti lavori è sparita, quanto conta ancora la gavetta nel lavoro dell'attore? Quanto ci si deve "allenare" per diventare bravi?
I miei genitori sono attori di teatro, sono cresciuto respirando recitazione e ho iniziato a 17 anni nella serie tv "I Liceali". Poi ho fatto tre anni di Centro Sperimentale, fino a due anni fa. Studiare è importante per un attore, l'attore è un performer. In Italia siamo abituati a una recitazione "d'immagine", dove l'attore recita se stesso. A 17 anni, ne I Liceali, ero perfetto perché ero un liceale. Ma se vuoi recitare davvero serve studiare, la scuola di dà consapevolezza dei tuoi mezzi, del tuo corpo e della tua voce, permettendoti di fare questo lavoro a 360 gradi. Chi non studia può rappresentare solo se stesso, ma bisogna partire dal teatro, che è la base della recitazione. E dove spero di tornare presto.


Prima de "Il Terzo Tempo" sei stato protagonista di "100 metri dal paradiso", un altro film che ruota attorno allo sport (l'idea di creare una squadra olimpica del Vaticano, ndr.). Tu sei un tipo sportivo, o è una casualità?
E' più una casualità, ma ho fatto tanti sport da giovane, fermandomi prima di arrivare a livello agonistico. Tennis, pallavolo e judo. Proprio per questo sono contentissimo, anche perché lo sport è come la recitazione, bisogna controllare il fisico, conoscerlo. Ho fatto molta preparazione prima dei film, con atleti, che mi hanno dato la consapevolezza della parte.


Per prepararti alle scene di allenamento e gioco, quindi, ti sei allenato con una squadra? Conoscevi già il rugby o lo hai scoperto grazie al film?
Mi sono allenato ed è stato molto faticoso. Non avevo mai giocato, non lo conoscevo bene come sport e per due mesi mi sono allenato insieme ad altri due ragazzi del Centro Sperimentale con il Frascati. Un allenatore per noi, con lezioni teoriche e poi in campo. Abbiamo iniziato ad allenarci con l'under 14, visto che eravamo scarsissimi, poi salendo fino agli allenamenti con la prima squadra. Samuel (il protagonista del film, ndr.) non è un rugbista, e quindi sono risultato credibile, non avrei mai potuto fare la parte di un vero giocatore, anche se in due mesi ho messo su 5/6 kg di muscoli. Allenandomi e parlando con i ragazzi del Frascati ho scoperto cosa sia il rugby e mi piace la filosofia che vi è alle spalle. Basti pensare che un piccolino può placcare un colosso se ha la tecnica giusta. A proposito, ho fatto spaventare non poco la produzione del film, perché una settimana prima dell'inizio delle riprese, placcando durante un allenamento, mi è uscita la spalla!


Secondo te, la scelta di Artale di puntare proprio sul rugby per raccontare la seconda chance di Samuel nella vita è stata azzeccata?
Sì, decisamente. Il rugby ha avuto un'attenzione mediatica differente (rispetto al calcio, ndr.) ed è rimasto puro. Non è uno sport individualista, ma tu funzioni se funziona la squadra. Tu sei il tuo compagno e il fair play è la regola, non l'eccezione. Samuel è senza famiglia, solitario, egoista e nel film il contrasto tra lui e il rugby, che è proprio l'opposto, esce chiaramente. Questo contatto tra il rugby e la vita nel film si vede, e Samuel cambia proprio perché inserito in un contesto dove l'individuo deve fare squadra per vincere.


Quali sono i tuoi progetti futuri?
Sto girando l'ultimo film di Carlo Verdone (Sotto una buona stella, ndr.), in cui faccio una parte molto diversa rispetto a quella di Samuel e dove sono il figlio di Verdone. Per il resto... beh, aspetto il 21 novembre quando uscirà "Il Terzo Tempo", sono curioso di vedere come reagirà il pubblico. Sperando che vadano al cinema a vederlo.


Sicuramente ci andranno gli appassionati di rugby. E, per quel che conta il parere di un non addetto ai lavori come me, sicuramente apprezzeranno la prova di Lorenzo nella parte di Samuel.


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