Affari italiani: Rowland Phillips dice addio e attacca l'Eccellenza

L'ex tecnico degli Aironi, ora a Viadana, torna in Galles. Ma se ne va lanciando qualche frecciatina.

philipps addio

Era arrivato in Italia per guidare gli Aironi in alto. Poi tutti sappiamo come è andata, ma Rowland Phillips non è scappato e per due anni è stato al comando di Viadana. Ora l'addio, il ritorno in Galles, a Neath, ma prima di dire addio il tecnico ha detto la sua sul rugby italiano.

"In Eccellenza non funziona niente per fare crescere il rugby in Italia. Si deve puntare di più sui giovani: ci vuole una percentuale minima obbligatoria di giovani in campo per farli crescere. Ci vorrebbe, come in Gran Bretagna, il doppio tesseramento per farli giocare di più".

Ma il problema non è solo nella gestione federale e dei club, il problema è anche nella testa dei giocatori. Durante la prima stagione agli Aironi, infatti, Phillips ha dovuto anche affrontare una squadra in cui non tutti remavano nella stessa direzione, cioè per la squadra.

"Alcuni giocatori pensavano più alla nazionale che al club. Uno mi disse che era venuto solo per soldi".

E con queste parole Rowland Phillips saluta e se ne va. Lasciando un'Italia dove si pensa che i tecnici debbano essere solo italiani, dove il contributo di stranieri esperti e capaci non è richiesto. Tecnici italiani che, però, secondo Phillips spesso non sono adatti.

"In Italia ho visto molti allenatori urlare ai giocatori per imporre le proprie idee. Ma così i giocatori vanno in campo con la paura di sbagliare invece di essere tranquilli e di crescere con fiducia osando, raccogliendo la sfida con il futuro".

Chi sa se a qualche collega di Phillips sono fischiate le orecchie.

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