Rugby e Storia: il 25 aprile e quel derby giocato lungo la Linea Gotica

Oggi è la festa della Liberazione e il rugby ha una bellissima storia che coinvolge due suoi protagonisti.

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Oggi è il 25 aprile, Festa della Liberazione, la fine (si fa per dire) della guerra civile iniziata due anni prima con la caduta del regime fascista. Due anni di guerra che coinvolse milioni di italiani e, tra loro, anche molti rugbisti. Nel suo libro "Gli eroi siamo noi" Giacomo Mazzocchi racconta la storia di due amici, compagni di squadra, che si ritrovarono dalle due parti opposte della trincea.

Uno era Alberto Marchesi, terza linea, l'altro era Piermarcello "Buby" Farinelli, trequarti centro e nipote di Pietro Mascagni. Compagni di squadra, amici fuori dal campo, con l'inizio della guerra, nel 1940, si persero di vista, con il più anziano Marchesi (31 anni) che andò a combattere, mentre Buby (23 anni) finiva gli studi universitari. Tre anni dopo, con la caduta del regime di Mussolini e la creazione della Repubblica di Salò, Marchesi scelse il fronte repubblichino, mentre Farinelli (pur con molti dubbi) si schierò con gli alleati, contro i nazifascisti. I due amici, i due compagni di mille battaglie sui campi da rugby si ritrovarono, senza saperlo, sui due lati della famosa Linea Gotica.

Farinelli, come racconta Mazzocchi, aveva una parlata molto caratteristica, con l'erre moscia milanese e con il naso perennemente chiuso. Tra una fucilata e l'altra nazifascisti e alleati si insultavano e sfottevano a distanza e un giorno Marchesi (soprannominato il Comandante) riconobbe proprio la caratteristica parlata di Farinelli. I due iniziano a stuzzicarsi a distanza, ma anche ricordando i vecchi tempi sui campi di rugby della Rugby Roma.

La notte dell'11 aprile 1945 gli alleati erano a un passo dallo sfondare la Linea Gotica e, così, incontrandosi in "campo neutro" tra le due trincee, Buby confessa a Marchesi "Albè, guarda che domani attacchiamo [...] Diserta, vieni con me. So che non te lo dovrei dire. Ma non me frega niente. Tu sei il mio compagno di squadra con cui ho buttato il sangue. Credimi Alberto tu stai dalla parte sbagliata". La risposta di Alberto lascia Buby senza possibilità di replica. "Questo lo so Farinè. L'ho capito da un pezzo. Ma vedi c'è un problema di onore e di coerenza. Troppo facile pentirsi dopo che hai fatto una fregnaccia, lasciando gli altri in braghe di tela. La vita è come il rugby, se sbagli a passare la palla a placcare devi pagare con il resto della squadra".

I due vecchi compagni si abbracciarono un'ultima volta, ma Alberto non tradì Buby e non avvisò i suoi dell'imminente attacco. L'attacco arrivò, i nazifascisti arretrarono e Alberto Marchesi si arrese al Battaglione Neozelandese: un altro segno del destino ovale.

Tornato a casa Alberto Marchesi divenne giornalista e fu una delle firme più importanti del Corriere dello Sport. Buby Farinelli, invece, tornò sui campi con la Rugby Roma, vinse un paio di scudetti e indossò anche la maglia della nazionale. E quando il vecchio amico, compagno in campo e "avversario" in trincea, giocava Alberto era lì, sugli spalti, per raccontarne le gesta.

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