Crisi Europa: le celtiche con le spalle al muro

Continua lo scontro frontale tra anglo-francesi e resto d'Europa. E la rottura definitiva si fa sempre più vicina.

crisi_europa_12_9.jpg La guerra è ancora in corso, nonostante l'armistizio di ieri, esplicato dal comunicato stampa dell'Erc di cui abbiamo parlato. Il giorno dopo è il momento delle parole di parte, con inglesi e francesi da un lato e celtiche dall'altro. Tra minacce reiterate e aperture verso un compromesso. O una resa.

Insomma, i club della Premiership e del Top 14 non arretrano di un passo e confermano la morte - de facto - della Heineken Cup e la volontà di creare un torneo internazionale alternativo. Tenendo, comunque, una porta aperta ai club di altre nazioni (Galles, Irlanda, Italia e Scozia, ndr.), ma senza recedere di un metro dalle proprie posizioni e richieste.


"I club dell'Aviva Premiership, assieme con i colleghi del Top 14, continuano a guidare e non si fanno guidare da altri, confermando che inizieranno un torneo anglo-francese dalla stagione 2014-15 - ha dichiarato il presidente della Premiership Quentin Smith -. E' importante sottolineare che il torneo sarà aperto a club delle altre quattro nazioni. Vedremo chi verrà" le parole che chiudono a ogni compromesso all'interno dell'Erc.


Parole che riflettono anche il pensiero di Paul Goze, presidente della LNR francese. "Non vi è alcuna minaccia di non partecipare alla Heineken Cup da parte nostra, noi non vi parteciperemo, punto - l'attacco transalpino -. La nostra proposta è egualitaria per tutti i partecipanti. L'Irb non si opporrà a un nuovo torneo, perché sono i club a decidere e non ci sono alternative".


E dall'altra parte? Si cerca di correre ai ripari, ora che la rottura è totale. "La Heineken Cup è un torneo troppo importante per perderlo. Capiamo le differenti visioni e siamo pronti a ragionare per una nuova formula - ha dichiarato il presidente della Federazione gallese Roger Lewis -. Come Galles siamo pronti a ridiscutere il metodo d'accesso al torneo, con una svolta più meritocratica che potrebbe avere risultati positivi anche per la Pro 12. Ma ora bisogna trovare velocemente una soluzione, prima che sia troppo tardi. Noi abbiamo proposto anche un mediatore esterno per aiutarci". Parole concilianti, anche se Lewis non dimentica di ricordare che, attualmente, già la suddivisione economica europea è a vantaggio di inglesi e francesi (52% degli introiti), mentre respinge al mittente ogni invito a partecipare a un torneo non gestito dall'Erc.


Più dura, invece, la posizione irlandese, come si evince dalle parole di Philipp Browne. "A volte è difficile capire cosa passi per il cervello degli inglesi, come ragionino e lavorino. Nella riunione di ieri il messaggio era che tutti volevano continuare a discutere e trovare una soluzione, poi leggi le dichiarazioni alla stampa e dicono l'esatto opposto - attacca il presidente dell'IRFU -. La verità è che una negozazione non c'è mai stata. Loro fanno le loro richieste, ma non vogliono discuterne. L'unica nota positiva delle negozazioni è che nessuno ne esce soddisfatto al 100% e questo loro lo devono capire".


Insomma, l'armistizio è assai labile e la battaglia è pronta a ripartire. Sarà rottura definitiva o le celtiche saranno costrette ad alzare bandiera bianca? I inglesi e francesi saranno disposti a cedere qualcosa? E che ripercussioni avrà tutto questo caos sul rugby europeo in generale e sul rapporto tra club e federazioni? E le federazioni celtiche possono permettersi di perdere l'Europa? Ai posteri l'ardua sentenza, ma la strada sembra segnata.


credit image by Getty Images


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