Rugby & Tv: Sei Nazioni e Pro 12, una svolta "maschile"

L'acquisto dei diritti del Sei Nazioni da parte di DMAX, dopo il Pro 12 su Italia 2, mostra una tendenza chiara nel pubblico che il rugby attrae.

dmax-screen-capture.jpg La Celtic League su Mediaset Italia 2 e il Sei Nazioni su DMAX. Due novità assolute nel panorama del rugby italiano, due scelte editoriali arrivate pochi giorni l'una dall'altra, ma che hanno un trait d'union evidente. Si tratta di due canali con un pubblico di riferimento ben definito. E molto simile.

Come si legge nel comunicato di Discovery Italia, infatti, "DMAX si presenta come il canale ideale per la programmazione dell'RBS 6 Nazioni. Primo canale digitale più visto dal pubblico maschile 15+ e 9° canale nazionale (individui 4+), DMAX propone una programmazione stimolante e coinvolgente che soddisfa le passioni e gli interessi maschili, adatta ad un uomo giovane e moderno alla ricerca di nuovi modelli di riferimento e appassionato di sport non convenzionali".


Parole che ricordano quelle con cui Mediaset presenta Italia 2,cioè "pensata per un pubblico maschile, giovane e spregiudicato". Insomma, a puntare sulla palla ovale sono emittenti generaliste, ma ben definite e che hanno nell'entertainment e nel pubblico giovane e maschile il proprio target di riferimento. Un caso? Difficile, soprattutto se si nota come Discovery Italia evidenzi come "secondo una ricerca interna sul pubblico di DMAX il rugby è risultato infatti il primo sport che i telespettatori vorrebbero guardare in tv".


Certo, molti storceranno il naso, ma è normale. La realtà, però, è che è il movimento (a partire dalla Fir) a dove capire quale sia il pubblico che il rugby sembra attirare e qual sia il pubblico che porta le emittenti (e quindi sponsor, inserzionisti pubblicitari) a scommettere sulla palla ovale. Dopo anni dove si è proceduto "alla cieca" è il momento di ottimizzare la comunicazione con cui si "vende il prodotto rugby". Perché con la crisi economica le alternative si sono dimostrate sempre di meno (Sky in fuga, La7 disinteressata, Rai distratta, DMAX che ha conquistato i diritti in un'asta al ribasso) e bisogna lavorare per aumentare quel bacino di appassionati (e i tantissimi interessati che non hanno seguito l'Italia quando è sbarcata sul satellite) che sta crescendo attorno al rugby.


Come ha detto ieri Alfredo Gavazzi "Questa emittente porterà il rugby nelle case di un pubblico nuovo che non abbiamo mai raggiunto in precedenza". Ecco, il movimento può e deve fare questo salto di qualità: non aver paura di avvicinare alla palla ovale un pubblico diverso da quello tradizionale. Ci riuscirà?


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