Rugby & Soldi: Pro 12, Feehan "Non siamo il parente povero"

Il chief executive della Celtic League rigetta i dubbi sul futuro del torneo dopo l'addio di RaboDirect come main sponsor.

pro12_parente_povero.jpg L'addio di RaboDirect a fine stagione, i dubbi sulla presenza italiana tra un anno, un appeal che fatica a far concorrenza al Top 14 o alla Premiership. Il Pro 12, la Celtic League, vive da sempre sul filo del rasoio, nonostante gli indubbi successi sul campo.

Cinque Heineken Cup conquistate negli ultimi otto anni, due Challenge Cup negli ultimi quattro anni, 32 convocati nell'ultimo tour dei British&Irish Lions sono un biglietto da visita non indifferente. Da un punto di vista sportivo. Non economico e di marketing però. Ricordate quel presidente federale che alcuni anni fa dava la Celtic League morta? Ecco, ancora oggi molti gufi volteggiano sulla Pro 12.


A pesare sul torneo celtico sono i soldi, cioè i numeri. Tolta l'Italia (dove ahimè per diversi motivi il Pro 12 è ancora uno sconosciuto) i Paesi celtici contano un bacino di 14,6 milioni di abitanti (cioè potenziali clienti per gli sponsor), contro i 62,8 della Francia e i 53 dell'Inghilterra. Una sproporzione che spiega come mai gli sponsor guardino prima al Top 14 o alla Premiership, nonostante sul campo poi siano le irlandesi a dominare ultimamente.


Eppure la Pro 12 non vuole far la parte del parente povero, come ha detto ieri il chief executive John Feehan. "Rigetto categoricamente ogni riferimento al fatto che siamo i parenti poveri. Abbiamo dato più British & Irish Lions di chiunque altro, la nostra crescita è superiore a quella di chiunque gli altri e stadi e squadre stanno crescendo - ha dichiarato Feehan -. Tutto si muove nella giusta direzione. Quando Magners ha lasciato (come main sponsor, ndr.) avevamo circa 900mila spettatori, quest'anno sono stati 1.1 milioni. Questo dice ben più che un semplice sponsor e non vi è dubbio che il torneo sia affascinate e attraente".


A ciò si aggiunga il contratto con Sky Sports che porterà il torneo sul satellite e permetterà di ampliare notevolmente il bacino potenziale di telespettatori. E l'accordo con Mediaset potrebbe - finalmente - togliere la Celtic League da quell'oblio che da tre anni lo accompagna nel panorama italiano. Insomma, la Celtic League non è il parente povero del rugby continentale, ma sicuramente c'è da lavorare, sotto tanti aspetti, per toglierla da quel costante filo del rasoio. In terra celtica, ma anche - e soprattutto - in Italia.


credit image by Elena Barbini


RUGBY 1823 è anche su @Facebook @Twitter @Google+

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: