Rugby a Milano: Vigorelli, i ciclisti precisano e mettono in dubbio il progetto

Dopo l'articolo su questo blog il Comitato Velodromo Vigorelli risponde e attacca il Comune sul nuovo progetto.

velodromo_vigorelli_lettera_aperta.jpg Ho raccontato pochi giorni fa dell'intervento del Ministero per i Beni Culturali che, di fatto, ha messo in dubbio il progetto di rilancio del Velodromo Vigorelli. Un articolo che, ovviamente, non è piaciuto molto a chi si batte per mantenere il ciclismo al suo posto. Come l'amico Daniele D'Aquila, uno dei Promotori del Comitato Velodromo Vigorelli, che ha scritto una lettera aperta che spiega e pone domande. Eccola.

Gentile Duccio, non sai quanto mi rattrista scriverti queste righe, dopo tanti anni in cui sulle pagine di questo blog abbiamo passato ore a dichiarare il nostro amore per il rugby e a soffrire/gioire per le vicende della nazionale e quelle dei club, per le prospettive del rugby italiano e milanese in particolare. Ho però un'altra grande passione per il ciclismo e sono uno dei Promotori del Comitato Velodromo Vigorelli che ha richiesto l'intervento del Ministro per i Beni Culturali Bray, e leggendo il tuo articolo sulla questione del Vigorelli ci sono rimasto un po' male. Pertanto, sebbene con alcuni giorni di ritardo dovuti a profonda riflessione e agenda convulsa dopo la presa di posizione del Mibac, ci terrei a precisare alcune cose per ovviare alla confusione generata sul tema da certa (dis)informazione tossica diffusa ad arte dagli interessati, secondo il collaudato italico sistema secondo cui a furia di ripetere un'inesattezza tramite megafono mediatico questa assume il ruolo di verità.


Sono un po' stufo di tutti gli interessi e le speculazioni che gravano sul Vigorelli, favorite da disinformazione in malafede e movimenti poco limpidi (quasi un mese prima della conclusione del concorso il Presidente Federale aveva dichiarato che l'anno prossimo ci sarebbe stata una franchigia a Milano a giocare al Vigorelli, facendo trasalire tutti gli architetti ancora in gara che avevano previsto la pista nel proprio progetto: chi ha dato determinate certezze al Presidente a gara ancora in corso?!...), e soprattutto non mi va di passare come l'ottuso nostalgico che difende un decadente monumento all'inutilità. Noi vogliamo che la pista del Vigorelli torni ad essere utilizzata, ma andiamo con ordine...


Cominciamo a smentire la menzogna (sparsa ad arte per giustificare lo smantellamento) secondo cui con questa misura di 400 metri la pista non è omologabile e quindi inutile, quando il vincolo regolamentare sulla misura di 250 metri riguarda SOLO ED ESCLUSIVAMENTE Mondiali e Olimpiadi (come chiunque pratichi la lingua inglese può verificare sfogliando il regolamento sul sito dell'UCI). Due manifestazioni che richiedono soldi, volontà, competenza, strutture che l'Italia e Milano al momento (e chissà per quanto) non possiedono.


Pur sorvolando sul fatto che il regolamento UCI (che pochi hanno preso la briga di leggersi e che i banditori raccontano un po' come fa loro comodo) preveda la concessione di speciali deroghe per strutture di particolare storia e valore (e sfido chiunque a sostenere che non lo sia il velodromo universalmente riconosciuto come il più importante e famoso al mondo), restano in ogni caso tutte le altre manifestazioni ANCHE E SOPRATTUTTO PROFESSIONISTICHE ED INTERNAZIONALI che posso esservi organizzate, tra cui ad esempio le famose 6 Giorni.


Sono tanti gli esempi che si potrebbero fare, potrei citartene un paginone. Ne cito uno solo per il momento per comodità: Jason Kenny, uno dei migliori pistard professionisti in attività, detiene attualmente il record di velocità per la specialità sprint, ottenuto l'anno scorso (non 30 anni fa...) sulla pista di Mosca che (essendo un altro velodromo storico) ha misure paritetiche a quelle del Vigorelli. Quindi di cosa stiamo parlando?!...


La questione dell'obbligatorietà della pista a 250 metri per Mondiali ed Olimpiadi poi è in forte discussione all'interno del ciclismo stesso, molti si lamentano infatti che così le piste son tutte uguali (l'esempio che viene portato è quello della F1 nel caso tutti i circuiti fossero disegnati sul modello di Montecarlo: con ogni gran premio che ripercorrerebbe il medesimo copione) e del fatto che con piste corte viene preclusa la multidisciplinarietà della struttura: non è escluso quindi che, di fronte alle pressioni dell'opinione pubblica ciclistica, la stessa UCI tra qualche anno faccia marcia indietro.


Oltre a questo poi bisogna tenere presente anche il ruolo sociale che ha la cosiddetta cosa pubblica, al di là dei registratori di cassa e dei lustrini: in quest'epoca di rinnovata ciclabilità (sia a livello sportivo che a livello di mobilità urbana) la pista è una disciplina di nuovo grande successo in tutto il mondo e qui in Italia le richieste di migliaia di praticanti vengono disattese. Paesi come Inghilterra ed Australia hanno approfittato della moda metropolitana delle bici a scatto fisso per coinvogliare tanti ragazzi nei velodromi, togliendoli dalle strade e rinforzando i settori giovanili e nazionali che ora dominano le competizioni, mentre in Italia i ragazzi si sfidano in gare pressocchè clandestine agli angoli delle città. Quindi perché sprecare un monumento storico invidiatoci da tutto il mondo che potrebbe essere utilizzato con successo a partire dalla base del movimento?!...


Se il Vigorelli è chiuso da anni è perché il Comune (tra il disinteresse di una federazione che da anni trascura l'intero settore - la gloriosa scuola italiana alle ultime Olimpiadi schierava una nazionale pista composta da un numero di atleti pari a.............uno! - puntando tutto sulle gare su strada per motivi evidenti a chiunque sappia perchè quest'anno il Giro d'Italia non abbia fatto tappa a Milano...) dopo il restauro non ha mai aperto la struttura a pubblico e praticanti, con colpevole rinuncia alla manutenzione e conseguente deterioramento della pista. Anche San Siro, il Teatro alla Scala o il Duomo, qualora restassero chiusi, accuserebbero una totale assenza di fruitori.


Ma poi siamo sicuri che il progetto vincitore prevedesse il rugby?! Ora, dalla relazione del progetto vincitore si parla di hockey su prato, Football Americano, addirittura (non ridere!) dog agility (del resto chi di noi a Milano non ha un cane acrobata?!). Il rugby non è citato espressamente e immagino venga compreso in quel generico "sport di squadra" (quindi pure il Calcio Storico Fiorentino o il Baseball?!). Così nei rendering e nei disegni del progetto non appare nessun campo di rugby ma solo di Football Americano, e a guardare le piante così ad occhio ho pure qualche dubbio che le misure del campo di rugby vi rientrino. In più in Italia non abbiamo le stagioni sportive separate come negli USA, ma si va bene o male tutti paralleli, quindi come avrebbero potuto convivere Football Americano e Rugby che come ben sai hanno due terreni sintetici diversi come omologazione, hanno pali delle porte differenti, hanno righe sul campo diseguali?! E' immaginabile che il lunedì si alleni il football, poi il martedì si cambino i pali per il rugby?! Oppure che il sabato facciamo giocare il rugby e poi la domenica srotolino il sintetico per il Football arrotolando quello per il rugby nell'armadietto?


In realtà, il progetto per cui gli appassionati di rugby avrebbero dovuto fare il tifo era quello dello studio LPZR, che prevedeva appunto uno stadio per il rugby (tramite smantellamento della pista e demolizione di parte delle tribune onde ottenere l'allargamento del campo di gioco) punto e basta.


Attenzione pertanto, perché l'impressione è che Comune e Commissione Giudicante abbiano premiato una sorta di "insalata" abbagliati dall'idea che più discipline fossero previste (con relative promesse alle federazioni interessate...) e più ritorno economico (unico tema caro all'assessorato...) ci sarebbe stato nella migliore delle ipotesi , e che abbiano dovuto mantenere troppe promesse premiando un progetto utopistico che dal punto di vista gestionale desta parecchie perplessità nella peggiore.


Tornando alla pista, provo uno sconfinato amore per il rugby e sono uno dei tanti che sogna nuove epiche imprese meneghine (ricordi quando si vinse quella finale scudetto contro Treviso in 14 contro 15?!) e che rivorrebbe il grande rugby a Milano (del resto su queste pagine ce lo diciamo da anni) ma non sulle spalle del ciclismo e soprattutto del Vigorelli, che rappresenta per il ciclismo su pista quello che Twickenam rappresenta per il rugby.


Ecco, voglio farti un esempio. Immaginiamo per assurdo che domani la Federazione Mondiale del Rugby decida che per i Mondiali gli stadi debbano avere la copertura mobile come hanno alcuni moderni stadi del nord Europa. A quel punto Twickenam non avrebbe i requisiti per ospitare i (SOLI) Mondiali, quindi con la scusa di convogliare la nouvelle vague delle bici a scatto fisso qualcuno decidesse di convertirlo in velodromo. E il 6 Nazioni?! E lo storico tempio della palla ovale?! Tutti noi adepti di Ovalia come la prenderemmo?!


Io non solo da appassionato di rugby ma anche e soprattutto da appassionato di ciclismo su pista mi opporrei: Twickenam al rugby e il Vigorelli al ciclismo, non scherziamo.


Non esiste ciclismo senza Milano, non esiste Milano senza Vigorelli, non esiste Vigorelli senza ciclismo.


Daniele D'Aquila


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