Figlie di un Dio minore: Federica Bortolato e quel rugby di serie B

L'ex azzurra si sfoga su Facebook contro la scarsa (nulla?) considerazione della Fir nei confronti del rugby giocato dalle ragazze.

rugby_donne_dio_minore.jpg "Le ragazze nel rugby? Utili solo per il terzo tempo" è una citazione (che mantengo anonima per decenza, ma che è stata detta da un "pezzo grosso" del rugby italico) che utilizzo spesso. Perché è lo specchio di come larghissima parte della Fir e, ahimè, anche molti appassionati vedono il rugby giocato dalle donne.

Rugby femminile, si chiama. Anche se a qualcuno questa definizione non piace. Non piace a Federica Bortolato, ex azzurra, che oggi su Facebook si è sfogata, con uno status che urla tutto il suo amore per questo sport e tutta la frustrazione di chi da anni si vede trattata come un fenomeno da baraccone. Già, perché il rugby in rosa è visto come uno scotto fastidioso che dobbiamo pagare. E poco importa che spesso le ragazze ci abbiano dato più soddisfazione dei maschi. Come scrive Federica, quando si parla di nuoto o di sci, o anche di tennis, si parla di nuoto, sci, tennis. Non si fanno differenze. Non ci sono figli - o figlie - di un Dio minore. Nel rugby italiano sì.


"Domenica 3 febbraio, in concomitanza con la prima partita del 6 Nazioni, la FIR organizza un evento a cui sono stati invitati circa 400 ex azzurri, per la consegna dei Caps... - scrive Federica Bortolato -Noi ex-azzurre ringraziamo molto per NON essere state invitate, perchè così facendo continuiamo ad avere la nostra identità di RIFIUTATE, continuiamo a credere nella lotta per rivendicare il diritto a praticare uno sport che piace a noi tanto quanto ai nostri colleghi maschi... Difficilmente negli altri sport ho sentito usare la parola femminile: le mie amiche fanno basket, volley o vanno in piscina... ma quando parlano di loro non dicono "faccio nuoto femminile", perchè semplicemente nuotano... Ecco noi rugbyste, per tutta una vita abbiamo dovuto aggiungere quel "femminile" che a volte ci stava proprio stretto!! Abbiamo giocato a rugby con tutti i nostri limiti, dettati spesso dalla carenza di allenatori che ci potessero aiutare adeguatamente, ma comunque con tutto il nostro entusiasmo, con la nostra passione, con il sole e la pioggia, su un campo delle stesse dimensioni di quello dei maschi, con la stessa palla e per 80 minuti come per loro...


Ma nonostante questo continuiamo ad essere INVISIBILI..., un sassolino nella scarpa che, per quanto vi siete impegnati, in tanti anni, non siete riusciti a togliervi... 


 Ecco volevo dirvi di dormire sonni tranquilli: da quel 1991 in cui siete stati costretti a riconoscerci ufficialmente per la 1^ coppa del Mondo, le donne che giocano a rugby sono aumentate di anno in anno, fate pure finta di niente... ma INSTANCABILMENTE, come sempre, noi ci siamo comunque...".


Parole da sottoscrivere e che mi "permettono" di fare anche io mea culpa. Perché non dedico lo spazio che merita alle ragazze che giocano a rugby, perché troppo spesso anche io mi sono dimenticato di loro. Ma io nel rugby italiano conto come il due di picche a briscola. Il dramma è che il rugby "femminile" (perdonami Federica!) viene dimenticato da chi ha in mano il timone del rugby italiano. E così rischiamo di perdere treni importantissimi, primo dei quali sono le Olimpiadi di Rio, dove l'Italia è indietro anni luce. Ma dove, guardando qualità e quantità, se c'è una chance di andarci è con il rugby seven in rosa. E lì, mi spiace per voi, ma non si guarda in faccia al sesso. La partecipazione e le medaglie valgono tutte uguali. Senza figli e figliastre. Quindi, lo sfogo di Federica Bortolato non dev'essere visto solo come una questione (giustissima) di principio, ma come un campanello d'allarme ben più grave. 


credit image by Getty Images


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