Benvenuti al Sud: Gli Intesserabili - parte prima

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Continua il viaggio nel rugby di confine con Martina De Biase, che oggi ci racconta la storia, vera, di un neonato club. E tutti i problemi di un parto difficile.

benvenutialsud_3.jpg Parlare dei problemi non è sempre facile, specialmente quando questi - in senso lato- ci vedono coinvolti. E’ ovvio che il problema di cui vi starò per parlare non mi riguarda personalmente, ma seppure fosse solo per un fatto di appartenenza alla mia regione, mi fa sentire coinvolta.  

Sono entusiasta di sapere che, anche se in questo marasma di silenzio, a volte omertoso, c’è gente che ha voglia di parlare, ha voglia di farsi sentire e, come fratelli di sport e di rugby soprattutto, si ha sempre l’esigenza di dover risolvere i problemi e di denunciarli. A me è molto chiaro il concetto di fratellanza, come è molto chiara l’onda dei valori sulla quale naviga il rugby tutto - che personalmente li porto avanti ancor prima d’essermi imbattuta nella palla ovale -, ma ho paura che per qualcuno non sia così o che, semplicemente, non sente il “Noi rugbiano”, bensì l’affermazione di se stessi. Pertanto che questa “felice isola ovale” faccia fatica, a volte, a rimanere tale, non è un mistero, ma d’altronde non si trova su di un altro pianeta.

Il caso increscioso e delicato che si andrà ad affrontare, reclamatoci una settimana fa, mette sotto i riflettori la questione “Tesseramenti e Trasferimenti”di alcuni gruppi di giocatori (caso già ampiamente in corso da diversi mesi), sul quale si sono effettuate delle indagini. La regione in questione è la Campania, regione di belle realtà sottovalutate, qualche volte lasciate a se stesse, qualche volta no. Insomma vicina alla Roma Capitale del rugby internazionale e lontana “internazional/mente”, un po’ come tutto il sud,del resto. La questione vede coinvolte nove società, che preferisco dividere in due gruppi. Nel primo gruppo ne sono coinvolte quattro (del secondo, parleremo successivamente): A.S.D. Eagles Rugby, Avellino Rugby, U.S. Rugby Afragola, A.S.D. Fortitudo Euritmica. Le società Avellino Rugby e U.S. Rugby Afragola fanno attività già da diversi anni, investendo sui propri giocatori e sul loro movimento, ma a quanto pare qualcosa che, sembrava fosse andato bene, è andato storto.

Ci spiega, infatti, un dirigente dell’Avellino: ” Non c’è molto da dire, la questione è semplice. Il tecnico, che seguiva la prima squadra del nostro movimento, per una serie di motivazioni personali, ha deciso di andar via. Fin qui nulla di anomalo. In modo più assoluto non pensiamo che lui fosse contro di noi -almeno crediamo- ma, a quanto pare, è stato coinvolto da altre persone successivamente per aggregarsi alla neonata società A.S.D. Eagles Rugby come allenatore. E non v’è nulla di anomalo neanche in questo, fin quando, però, i giocatori, o almeno una buona parte del nostro movimento rugbistico, decide di seguirlo. E’ ovvio che è un grosso danno per il nostro patrimonio formativo ed è quindi chiaro che ognuno di loro era utile alla squadra e alla società tutta. E’ stato rilasciato, quindi, il nullaosta agli over26 ed a tutti quelli che non avevano indennità di formazione. Per tutti quelli che, invece, sono vincolati da quest’ultima ci atteniamo al Regolamento Organico della F.I.R. (art.33,34,37, 46 del R.O., ndr.)”. L’U.S. Rugby Afragola, dal canto suo, ha deciso di rimanere neutrale mediaticamente a questa faccenda, ma è chiaro che sono situazioni che lasciano tutti con l’amaro in bocca.

Per quel che concerne la dirigenza dell’A.S.D. Eagles Rugby ci risponde così: ” Non siamo altro che un’autogenesi e, quindi, abbiamo unito tutti le nostre forze per fare in modo che questa società nascesse. Per molti di questi ragazzi, provenienti da altre realtà, il cambiamento è stato dettato da un motivo logistico, cioè la vicinanza alle proprie abitazioni. Successivamente le società hanno ritenuto di non rilasciare dei tesseramenti e noi auspichiamo che la situazione si risolva, anche se intanto ci sono dei giocatori costretti a stare lontani dal campo di gioco. Purtroppo al momento non abbiamo disponibilità economiche come società nascente e che, ribadisco, spero soltanto da fratelli tutti, quali siamo nel rugby, si riesca a risolvere questa situazione il prima possibile nei valori che il rugby stesso insegna a tutti noi”.

Anche l’ex-Comitato Regionale Campano - che attualmente è in standby poiché in fase di elezioni per la nomina di tutti i membri di questo, stimata per il 1° dicembre corrente anno-, presieduto qualche mese fa dal Sig. Gennaro De Falco, si tiene fuori da questa situazione, affermando in primis la neutralità al fatto e che l’unica cosa che sostiene è quanto detto dall’R.O. nell’art.33, in cui il vincolo esiste solo tra giocatori e le loro società d’appartenenza. I giocatori coinvolti in questa faccenda,intanto, si sono posti un quesito: “Perché, nonostante ci troviamo a praticare del rugby dilettantistico in serie C, non si trova un accordo pacifico per lasciarci giocare?”.

D’altro canto, sono anche altre le domande che, personalmente, mi sorgono spontanee: perché, dopo tanta fatica spesa dalle società d’appartenenza di questi giocatori, decidono di andare via in mattanza, non sentendosi minimamente parte dei colori che hanno indossato fino a qualche mese fa? Chi risarcisce le società dal copioso danno? Cosa non quadra realmente e concretamente nella trasmissione della formazione rugbistica, che dovrebbe aiutare a mantenere in vita i valori del rugby verso giovani? “Mamma F.I.R.” c’entra qualcosa in tutto questo? Ha colpe o no? A voi, l’ardua sentenza.

Link utili:
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  • nickname Commento numero 1 su Benvenuti al Sud: Gli Intesserabili - parte prima

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    Se un grande numero di giocatori decide di passare ad un\'altra squadra, senza che questa proponga \"rimborsi spese\", allora qualche domanda se la dovrebbe fare la prima società.. La Fir non c\'entra nulla.probabilmente l\'ambiente che si è creato nell\'Afragola non era dei migliori, o semplicemente l\'Eagles è in una zona più vicina alle residenze dei giocatori..è brutto formare un giocatore e poi vederselo andare da un\'altra parte, ma bisogna creare le condizioni perchè questi restino volontariamente, non impedire loro il trasferimento, altrimenti si rischia solo di avere molti abbandoni. Scritto il Date —