Affari italiani: le Tre Fontane celtiche scuotono la Lombardia

Roma sogna la RaboDirect Pro 12, puntando sulla terza franchigia promessa da Alfredo Gavazzi.

tre_fontane_gavazzi_lombardia.jpg Un pasticcio locale che rischia di diventare una bomba nazionale. Di cosa stiamo parlando? Della questione Tre Fontane di Roma e di quelle voci che crescono di giorno in giorno e che dalla Capitale si spostano alle prossime elezioni federali.

Tutto inizia da una frase di Roberto Barilari, presidente della Nuova Rugby Roma, nascosta all'interno di un articolo del Corriere dello Sport a firma di Christian Marchetti. Come in quei classici gialli, dove l'autore nasconde la soluzione tra le righe e ci si accorge che si aveva l'assassino davanti agli occhi solo all'ultima riga. Parlando del bando per l'assegnazione del Tre Fontane - tornato al Comune dopo l'addio di Coni Servizi - Barilari dice "Insostenibili per un'associazione sportiva dilettantistica. A chi si rivolge allora quel documento?". Già, a chi si rivolge quel documento?


Paolo Wilhelm, su Il Grillotalpa, ha le idee abbastanza chiare. E ovvie. E' da tempo che a Roma c'è chi sogna di portare nella Capitale quella franchigia federale che sfuggì tre anni fa e c'è da tempo chi sta lavorando perché ciò avvenga. Sfuggita l'occasione con la morte degli Aironi, negli ambienti sportivi e politici romani si lavora al futuro. E proprio questi movimenti, come sottolinea anche Paolo, cadono a fagiolo con le dichiarazioni di Alfredo Gavazzi, candidato alla presidenza Fir, che ha fatto della terza franchigia celtica uno dei suoi cavalli di battaglia. E, forse, la carta da mettere sul tavolo quando si tratta di trattare le deleghe con i club di vertice romani. Ma qualcuno ha già storto il naso.


Da un lato, infatti, in pochi credono che in Italia ci siano le potenzialità per una terza franchigia. Troppi i costi per la Federazione, troppo pochi i giocatori d'elite per venir suddivisi in tre squadre, già contati per le due attuali realtà celtiche. Ma è soprattutto in Lombardia che queste voci danno fastidio.


Già, perché Alfredo Gavazzi è lombardo e in Lombardia c'era chi sperava di ricevere un trattamento privilegiato dal proprio candidato sul territorio. Morti gli Aironi mantovani, erano tanti quelli che speravano che l'avventura celtica rinascesse ancora in Lombardia. Magari tra Brescia e Milano. Ma era una pia illusione e la reazione dei club lombardi alle voci sopra riportate lo conferma. "La Lombardia è rugbisticamente morta da tempo - mi ha detto un presidente -. Per avere progetti d'elite servono imprenditori, e non ce ne sono, ma soprattutto un comitato regionale che funzioni". Già, il comitato lombardo. Il grande assente negli ultimi anni. Una delle regioni più ricche rugbisticamente parlando è rimasta al palo da tempo, ha visto il gap con le altre realtà, anche più piccole o con meno tradizione, crescere a dismisura. "Lasciamo i sogni celtici pure ai romani - mi ha detto un altro dirigente lombardo -, che qui da noi non abbiamo neppure i campi per la Serie C".


Ecco, invece di cavalcare la terza franchigia, chi vuole governare il rugby italiano dovrebbe pensare a partire dal basso. E chi sceglierà chi deve governare il rugby italiano dovrebbe pensare a ciò che verrà fatto per il basso, senza lasciarsi ammaliare da promesse celtiche illusorie.


Commenta questa notizia sul FORUM di RUGBY 1823


 


RUGBY 1823 è anche su Facebook


RUGBY 1823 è anche su Twitter

Vota l'articolo:
Nessun voto. Potresti essere tu il primo!  

I VIDEO DEL CANALE SPORT DI BLOGO