Affari italiani: lettera aperta a Enrico Borra, parlando di blogger e poteri forti

Nell'editoriale de La Meta il direttore attacca chi scrive sui blog. Ecco la risposta di un blogger.

lettera_borra.jpg Lo so, molti penseranno "Duccio, ma non potevi alzare il telefono e chiamarlo, invece di usare il blog per questioni personali?". Forse avete ragione, ma credo che rispondere nero su bianco a ciò che viene scritto nero su bianco sia più giusto. Ecco perché rispondo qui all'amico e collega Enrico Borra e a una sua frase apparsa oggi su La Meta.

In verità, mea culpa, questa frase il direttore del settimanale ovale l'ha scritta mesi fa, ma in pieno delirio Sei Nazioni mi era sfuggita. Non ora. Spero che Enrico, che stimo, che è un amico e per il quale ho avuto l'onore di collaborare sia su La Meta stessa sia su Rugby! non si offenda per i miei appunti.


Enrico, infatti, parlando di certe voci uscite mesi fa sulla candidatura del presidente Dondi scrive "A muoversi per primi sono stati i bloggers (che sono spesso e volentieri emanazioni di altri personaggi ben più "forti")". Ecco, è una frase all'inizio del suo articolo, ma dopo averla letta mi sono bloccato. Arrabbiato e deluso.


In primo luogo, perché reputo che questa dicotomia giornalisti/blogger sia fuori luogo e fuori tempo. Facciamo tutti giornalismo, chi bene e chi male, facciamo tutti comunicazione. Solo il mezzo è diverso, non il contenuto. In secondo luogo, perché odio le generalizzazioni. Quando mi è capitato, e mi è capitato, di non trovarmi d'accordo con alcuni colleghi l'ho scritto, ma l'ho fatto direttamente, usando nomi e cognomi. Come oggi, qui. Pensate se avessi titolato questo articolo: "Affari italiani: lettera aperta ai direttori di giornale". Colpendo nel mucchio.


Infine, e qui passiamo dalla forma alla sostanza, mi ha deluso leggere quell'ammiccamento al fatto che i blogger sarebbero emanazione di poteri più forti. Al di là che la maggior parte di chi cura un blog lo fa a titolo gratuito e per passione, al massimo per una specie di rimborso spese - e sempre per passione. Al di là di questo, conoscendo i colleghi blogger e conoscendo me stesso, posso assicurare a Enrico che non siamo emanazione di nessuno. Possiamo avere simpatie, tifare determinate squadre, appoggiare certe posizioni, ma lo facciamo perché siamo convinti di queste posizioni, non perché ne siamo rappresentanti.


Nei 5 anni di questo blog, ma sono sicuro che anche i miei colleghi potrebbero raccontare la stessa cosa, mi sono preso dell'antifederale, ma anche del lacché di Dondi, mi hanno massacrato da Viadana perché odiavo gli Aironi, poi mi ritrovavo a parlare con dirigenti degli Aironi che mi ringraziavano per il mio appoggio. Sono stato filoveneto e antiveneto, inviso a Treviso e mi è stato detto che ero troppo allineato alle posizioni Benetton.


Caro Enrico, questa volta hai sbagliato. I blogger non sono emanazione di poteri forti. Soprattutto non puoi generalizzare. Anche perché sarebbe troppo facile, per me, ribaltare tutto e dire che "i giornalisti del rugby sono mossi da poteri più forti". E sicuramente sparando nel mucchio qualche volta l'azzeccherei. Ma offenderei quei colleghi, e sono tanti, che parlano di rugby con onestà e per passione. Magari senza avere le mie idee, ma le loro. E non di qualcuno più in alto.


RUGBY 1823 è anche su Facebook


RUGBY 1823 è anche su Twitter

Vota l'articolo:
Nessun voto. Potresti essere tu il primo!  

I VIDEO DEL CANALE SPORT DI BLOGO