Affari italiani: Aironi bocciati, ma chi ha votato contro Viadana?

Sabato il Consiglio Federale ha deciso di mandare una franchigia federale nella RaboDirect Pro 12 e di lasciare a casa Viadana. Peccato che nessuno si sia ricordato di dire che il Consiglio è cambiato rispetto a un mese fa.

consiglio_federale_segreto.jpg Gli Aironi non voleranno più. Questo ha deciso sabato il Consiglio Federale, anche se manca la comunicazione ufficiale (e in queste ore la diplomazia è di nuovo al lavoro). Comunicazione, appunto. Un fattore spesso sconosciuto in Fir. Già, perché pochi sanno chi, in verità, sabato ha decretato l'addio di Viadana, ha scelto Brescia per un test match e nominato Berot assistente di Brunel.

E non ce l'ho con chi di fatto si occupa di comunicazione in Federazione, cioè l'ufficio stampa, che ovviamente risponde ai diktat che arrivano da più in alto (foto Raul Domenici). Parlo di chi per anni ha vissuto nel mondo dorato di un giornalismo esclusivamente cartaceo e dominato dal calcio. Dove le notizie ovali non andavano oltre alla nazionale e, al massimo, ai risultati dell'Eccellenza. Dove, dunque, si poteva fare il bello e il cattivo tempo indisturbati.


Ma i tempi sono cambiati. Arrivamo, quindi, a sabato. Chi ha votato a favore della franchigia federale e contro Viadana? La risposta - se si pensa al solito voto unanime bulgaro - è scontata. Basta andare sul sito Fir e leggere l'elenco dei consiglieri. Facciamolo. Antonino Saccà,Vice Presidente Vicario, Zeno Zanandrea,Vice Presidente, Cesare Barzoni, Vice Presidente, Enore Bagatin, Pierluigi Bernabò, Roberto Besio, Alfredo Gavazzi, Antonio Luisi, Cesare Maia, Michele Manzo, Enzo Paolini, Daniele Reverberi, Andrea Rinaldo, Luigi Torretti, Orazio Arancio, Francesco Mazzariol, Sara Pettinelli, Paolo Vaccari, Fabrizio Gaetaniello e Moreno Trevisiol.


Aspettate un attimo, però. Cesare Barzoni, eletto in quota Viadana, aveva dato le dimissioni. Respinte, ma confermate. E, poi, aspettate. Pierluigi Bernabò. No, lui non c'era di sicuro. Già, perché anche lui si è dimesso nell'ultimo Consiglio Federale. Dimissioni non politiche, ma dovute al fatto che gli verrà assegnato un nuovo incarico, come consulente esterno, per la gestione dei Grandi Eventi. Eppure, un mese dopo il Consiglio Federale, nessuno ha pensato che fosse il caso di renderlo pubblico e noto. E, infatti, a oggi non è né pubblico né noto.


Dunque il Consiglio era senza due membri. O forse no? Già, perchè ho sentito un consigliere, dunque presente, che mi ha detto che, in verità, Pierluigi Bernabò è già stato sostituito. Sì, con Giulio Donati - ex presidente del Rugby Bergamo e primo dei non eletti alle ultime elezioni federali. Che era regolarmente al suo posto a Parma sabato. Cioè lombardo, cioè direttamente parte in causa dell'affaire Aironi.


Insomma, gli Aironi 2 sono stati impallinati, ma non si è sentita la necessità di rendere noto il fatto. Uno dei due club celtici è scomparso, si è scelta la sede di un test match ed è stato nominato un nuovo tecnico dell'Italia - tre decisioni non proprio secondarie - e nessuno ha sentito il bisogno di far sapere che queste decisioni sono state prese da un Consiglio Federale diverso da quello che, a oggi, risulta all'opinione pubblica e sul sito ufficiale Fir. Cioè nessuno ha pensato di rendere pubblico che il governo del rugby italiano, la stanza dei bottoni e la politica ovale italiana erano cambiati.


Forse in Federazione qualcuno deve capire che i tempi sono cambiati. Il rugby in Italia ha avuto una crescita mediatica importante - nonostante i soloni facciano di tutto per ricacciarlo nell'oblio - e le nuove tecnologie, internet in primis, danno la possibilità di rendere note anche quelle verità che un tempo non trovavano spazio sulla stampa. 


Alle prossime elezioni federali molti degli attuali consiglieri, probabilmente, si ricandideranno. E' doveroso che il movimento, cioè chi li elegge, conosca nome e cognome di chi ha preso determinate decisioni per decidere se confermare la fiducia o scegliere altri. Ma se uno non sa che Giulio Donati sabato sedeva in Consiglio Federale come fa a farsi un'opinione? Questa, mi sbagliavo, non è una questione di comunicazione. E' una questione di democrazia e di trasparenza nella cosa pubblica. Mica bazzecole.

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