Rugby & Storia: The Arms Park di Cardiff torna a vivere di grande rugby

Dalla prossima stagione i Blues giocheranno di nuovo nella loro vecchia casa.

cardiff-arms-park.jpg Lo avevano abbandonato solo tre anni fa, richiamati dalle sirene di un palcoscenico più grande e più ricco. Ma mille giorni dopo i Cardiff Blues fanno ammenda e tornano al The Arms Park, uno degli stadi con più storia ovale al mondo.

L'Arms Park nasce - come parco - nel 1700, e nella prima metà dell'800 fu il palcoscenico di tanti eventi sportivi, in particolare di cricket e successivamente rugby, con i due campi divisi, ma attaccati. A nord quello del cricket, a sud quello del rugby. Nel 1881 viene costruita la prima, piccola, tribuna che può contenere 300 spettatori paganti. E' la nascita ufficiale del Cardiff Football Ground, che diverrà nei decenni seguenti uno dei teatri più belli della palla ovale mondiale. 


Il Cardiff Football Ground subì nel 1912 la prima, profonda, ristrutturazione da parte della Welsh Rugby Union che portò la capienza dello stadio a 42mila posti. Venne, poi, ristrutturato completamente nel 1966, diventando il National Stadium, e nel 1984, prima di venir abbandonato nel 1997 e sulle sue rovine venne costruito il Millennium Stadium.


Due stadi in uno, in verità, perché l'Arms Park era composto dal Cardiff Rugby Ground e dal National Stadium (qui sopra in una foto degli anni '70). Il Cardiff Rugby Ground venne ricostruito anch'esso sulle rovine, ma dello stadio di cricket, quello tradizionalmente rivolto a nord. Innaugurato nel 1969 è stato sempre casa del Cardiff RFC. Il Cardiff Rugby Ground, quindi, diviene con la nascita del Millennium l'unico e storico The Arms Park, con una capienza ridotta oggi a poco più di 12.000 - e immerso nel verde del centro di Cardiff. 


E, come detto, tornerà a vivere. Dopo una fugace apparizione quest'anno - per i match contro Connacht e Ulster -, infatti, i Cardiff Blues diranno addio al Cardiff City Stadium, ai suoi 27mila posti spesso deserti e torneranno a casa. Per questioni economiche, ovvio, ma piace illudersi che siano anche questioni di cuore.

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