Australia: salary cap, rugbisti sul piede di guerra

Montano le polemiche in casa Wallabies da quando la Federazione ha annunciato un tetto salariale per le prossime stagioni.

australia_salary_cap.jpg Non sono solo i rugbisti italiani a essere in agitazione per il futuro dei loro contratti. Anche downunder, in Australia, i giocatori sono pronti allo scontro con l'Aru da quando quest'ultima ha proposto un tetto salariale per la prossima stagione. Esodo di massa in vista?

A dar voce ai giocatori è stato il flanker dei Wallabies Scott Higginbotham, che ha espresso tutta la sua frustrazione per quello che potrebbe essere il futuro dei rugbisti professionisti in Australia.


L'Aru, infatti, ha annunciato che il nuovo contratto collettivo che dovrà venir firmato a breve prevede l'introduzione di un salary cap per le cinque franchigie di Super 15. Un limite che - evidenziano i giocatori - non è presente né in Sud Africa né in Nuova Zelanda.


Ora la Federazione è impegnata nelle trattative con l'Associazione giocatori (toh, nel resto del mondo ovale evoluto i giocatori hanno un sindacato professionista senza che si scatenino isterismi assurdi come qua da noi) per discutere proprio di questo tetto. Che i giocatori - se proprio dev'esserci - vorrebbero fissato a 3.750.000, mentre l'Aru starebbe puntando a un cap di 3,2 milioni per il 2013, che scenderebbe a 3 milioni l'anno successivo.


A peggiorare la situazione, poi, la questione Melbourne Rebels. I Ribelli, infatti, sono un club privato - a differenza delle altre franchigie - e il salary cap non potrebbe venir applicato a loro. Creando un'ulteriore disparità in un sistema già impari rispetto a neozelandesi e sudafricani.


Insomma, guai in vista anche nell'Emisfero Sud. Mal comune... mal comune.

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