Affari italiani: Francia, Irlanda... quanto è lontano il rugby professionistico dall'Italia

Due notizie che arrivano dall'Europa mostrano quanto l'Italia ovale debba ancora imparare.

assise_rugby_francia.jpg Due notizie apparse nelle ultime ore sulla stampa estera e sul web italiano fanno riflettere. Arrivano dall'Irlanda e dalla Francia, due delle compagne di viaggio dell'Italrugby nel Sei Nazioni, eppure sembrano lontane anni luce dalla mentalità di noi altri

In Irlanda - anche dopo la rullata presa a Twickenham - sono alla ricerca di un esperto di mischia di alto livello. Un tecnico che possa affiancarsi al responsabile dell'alto livello irlandese per gestire e migliorare il programma di sviluppo delle skill di mischia nelle Accademie delle quattro province. Nulla di strano, se non fosse che l'Irfu ha pubblicato online l'annuncio per la candidatura. Quindi, ogni possibile candidato potrà mandare il proprio curriculum vitae pubblicamente, nel modo più trasparente possibile.


Passando alla Francia, invece, ecco una notizia che fa male. E' iniziata oggi un'assise nazionale di tre giorni del rugby mondiale. Dirigenti - federali e privati -, manager, procuratori, allenatori, addetti ai lavori che discuteranno per tre giorni di tutti i temi inerenti la palla ovale francese. Dal minirugby alla nazionale, dal business plan alle regole del gioco. Tutti pronti a confrontarsi, a mettersi in gioco e a mettere sul tavolo idee e proposte.


In Italia è da anni che c'è chi propone un'assise di questo tipo. E da anni chi guida il movimento fa orecchi da mercante e si va avanti a compartimenti stagni, senza confronti costruttivi e senza crescita. In Francia hanno il coraggio di mettersi in gioco, in Italia qualcuno probabilmente ha paura a sedersi al tavolo con chi ha più conoscenza, professionalità e idee di lui. Potrebbe svelarne il bluff e potrebbe mandare a ramengo lo status quo. 


E così Irlanda, Francia, ma anche Inghilterra, Scozia e Galles continuano a correre e noi, dietro, ad arrancare. In campo gli azzurri hanno evitato il cucchiaio di legno, dietro le scrivanie, invece, continuiamo a tenercelo ben stretto.

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