Affari italiani: la parola agli arbitri

Giampaolo Celon, Presidente Commissione Nazionale Arbitri, ha mandato al sottoscritto una lettera aperta nella quale prende posizione sull'articolo pubblicato da me su La Meta e Rugby 1823 a proposito della classe arbitrale italiana.

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Settimana scorsa è uscito un mio articolo su La Meta, nel quale parlavo di arbitri. Un pezzo che, in parte, ho ripreso anche qui sul blog. Un articolo che ha ricevuto critiche e puntualizzazioni dai fischietti italiani (foto Francesca Olivetti) e il capo degli arbitri italiani, Giampaolo Celon, ha scritto una "lettera aperta" al sottoscritto.

Una lunga autointervista rivolta a me e a Enrico Borra, direttore de La Meta, che la pubblicherà integralmente nel primo numero del settimanale di gennaio. Io, invece, ho deciso di estrapolare dalla lunga difesa del signor Celon alcuni passaggi che si riferivano direttamente alle critiche da me fatte qui sul blog.


Qui sotto trovate la posizione del Presidente Commissione Nazionale Arbitri, dove vengono fatte puntualizzazioni precise su come la classe arbitrale si aggiorna e viene - oggi - selezionata. Non voglio commentare troppo quello che Giampaolo Celon scrive, se non evidenziando come il capo degli arbitri ammette un errore arbitrale nel derby emiliano tra Crociati e Reggio. Ecco la "auto intervista" di Giampaolo Celon, che ringrazio per l'interessamento al mio articolo e per i chiarimenti.


Alla luce di quanto è recentemente successo a Reggio, Prato e L'Aquila possiamo affermare che sono gli arbitri il grave gap del rugby italiano?
In effetti nelle tre situazioni citate non ho difficoltà ad ammettere che gli arbitri hanno sbagliato, o meglio hanno sbagliato gli assistenti per due volte nella gestione dei cambi, (con la confusione alimentata anche da parte dei dirigenti in campo), ed una nella segnalazione relativa ad una espulsione temporanea. Purtroppo è sufficiente una concomitanza casuale e fortuita di errori, anche esagerati, per far suonare come sempre i soliti tamburi contro l'inefficienza dell'intera categoria arbitrale. Si vogliono sempre arbitri infallibili ma ci dobbiamo rassegnare. Ne abbiamo di bravi, bravini, mediocri e scarsi. Concludo con una domanda: nel rugby sbagliano i dirigenti di società, i loro collaboratori, i tecnici, i giocatori, mai i giornalisti, perché sono quasi sempre perdonati o almeno compresi?


L'evoluzione e la velocità del gioco creano maggiori difficoltà agli arbitri?
Assolutamente no. Sotto l'aspetto della preparazione fisica, in particolare a livello di Eccellenza, gli arbitri sono perfetti. Se non effettuano i test e non superano i limiti stabiliti non vengono designati fino a che non hanno effettuato le prove di recupero. Buona anche la preparazione a livelli inferiori dove le prove fisiche sono altresì obbligatorie ed i limiti fissati devono sempre essere superati.
Per migliorarci dovremmo darci tutti una mossa: per quanto riguarda gli arbitri dovrebbero accelerare le riprese del gioco, dovrebbero essere fiscali con la norma che vieta di perdere tempo volontariamente, far continuare il gioco in occasione di infortuni lievi, pretendere che in mischia ed in touch il pallone sia rimesso in gioco senza ritardi, per cui, recuperando 5/6 secondi ad ogni interruzione sui trenta di media per le fasi passive, si arriverebbe ad un sensibile aumento del gioco effettivo. Per tutto questo ci vuole però anche una grande collaborazione da parte dei giocatori e di chi sta in panchina, in particolare nella gestione delle sostituzioni.
Se poi aggiungiamo anche un' ottimale gestione della regola del vantaggio, applicata secondo l'abilità e la capacità interpretativa dell'arbitro, a sua volta strettamente correlata alle caratteristiche personali dello stesso che lo portano ad essere migliore se arbitro più di classe che di mestiere, si potrebbero limitare ulteriormente le interruzioni a tutto favore dei tempo giocato. 


In eccellenza si chiede ai coach di produrre un rugby veloce e moderno ma perché si designano arbitri che lo uccidono?
Dagli arbitri tutti, e sempre, ci attendiamo la soluzione dei problemi che i giocatori pongono, con i loro falli, con i loro errori e con i loro comportamenti. In assenza di tali errori diventa ininfluente l'operato dell'arbitro mentre in presenza di essi crescono e si creano difficoltà ed incomprensioni. Difficoltà che sono innanzi tutto create da carenze tecniche involontarie alle quali si aggiunge una ricerca di falli tecnici decisamente volontari. 
Ne consegue che la causa scatenante l'intervento, ed anche l'eventuale errore, arbitrale è quasi sempre l'errore o il fallo di un giocatore.


Ma come preparate dal punto di vista tecnico tutte queste persone che settimanalmente mandate sui campi?
Non vorrei dilungarmi nei dettagli e quindi scelgo di sintetizzare.
Incontri tecnici con arbitri di Elite
Durante la stagione sportiva vengono effettuati generalmente 3 incontri collegiali di un pomeriggio, con gli arbitri di elite, per la revisione delle direttive tecniche fissate ad inizio stagione e per definire le strategie migliori per contribuire all'innalzamento della qualità del gioco in Eccellenza. Quest'anno ci siamo anche incontrati due volte, su invito della CTF, con i tecnici dei club di eccellenza ed un ulteriore incontro, sempre allargato ai tecnici, è già calendarizzato al 23 gennaio prossimo.Per la discussione vengono utilizzate video clips di situazioni di gioco problematiche verificatesi durante il campionato di Eccellenza in corso.
Corsi di aggiornamento nazionali
Ogni anno, durante i mesi estivi di luglio, agosto e settembre vengono svolti i consueti corsi di aggiornamento nazionali, a carattere residenziale, della durata di 3-4 giorni in rapporto alla categoria e qualifica degli arbitri a cui sono rivolti.
Durante tali corsi gli arbitri sostengono anche i seguenti test attitudinali:
test fisici con limiti minimi differenziati per categoria arbitrale;
test di conoscenza delle regole del gioco.
Al corso di Elite ogni anno, oltre agli arbitri ed ai tecnici nazionali, vengono invitati:
Un formatore e/o Arbitro internazionale proveniente da una delle altre Union del 6 Nazioni e /o dei quadri tecnici dell'iRB/ERC ed un rappresentante degli allenatori delle squadre Nazionali;
Un rappresentante dell'Ufficio del Giudice sportivo.
Devo anche sottolineare che in questi ultimi due corsi di elite si è aggiunta, a quella del formatore internazionale, anche la presenza di Donald Courtney, manager arbitrale dell' ERC, che, nell'occasione, ha chiesto di parlare anche agli allenatori dei club partecipanti alle competizioni europee solitamente invitati nella mattinata del sabato.
Al corso di elite, le cui direttive vengono poi portate a cascata nei corsi successivi, seguono:
Il corso nazionale residenziale di Serie A;
Il corso nazionale residenziale di Serie B;
il corso nazionale residenziale per Osservatori e Citing.
Corsi di aggiornamento regionali
Sono svolti nel mese di settembre, hanno la durata minima di un giorno e sono tenuti dal tecnico territoriale di riferimento accompagnato da un istruttore nazionale proveniente da altre regione.
A questo livello non sono previsti test obbligatori ma è diventata una consuetudine che anche gli arbitri regionali effettuino i test fisici.
Corso per " Arbitri promuovendi "
E' un corso riservato agli arbitri regionali che i loro rispettivi Coordinatori, dopo averli tutorati e seguiti per tutta la stagione sportiva, ritengono abbiano le qualità sufficienti per essere impegnati a livello nazionale.
Il corso è programmato sulla durata di 4 giorni nel mese di giugno di ogni anno e, in questi ultimi anni, su una media di circa 25/30 partecipanti quelli ritenuti idonei e promossi alla Serie B nazionale non sono stati più di una decina per anno. Numero sufficiente a rinnovare i quadri. 


Oggi si sente spesso parlare di rugby di alto livello. Ma voi cosa fate per portare all'alto livello anche gli arbitri?
Grazie alla sensibilità della Federazione abbiamo studiato e messo in atto il "Progetto Accademia Arbitrale" che si sviluppa nell'arco di un triennio, con incontri residenziali di 4 giorni al mese, dove si fa attività di aula integrata da attività di campo, preparazione atletica, test, lezioni di taglio e montaggio dei video partite. Docenti Rossano Faccioli e Salvatore De falco sostenuti, secondo necessità, dal preparatore atletico dell'accademia giocatori di Tirrenia, da Carlo Damasco, unico arbitro professionista italiano, e da Maurizio Vancini, consigliere della CNAr. che tiene le sue lezioni rigorosamente in lingua inglese.
L'inglese, unitamente alla giovane età, sono requisiti indispensabili per l'ammissione alla scuola arbitrale.
In questo anno accademico i partecipanti sono 14 e nella scorsa stagione, dopo tre anni con frequentazioni e profitto ottimali, ne sono stati licenziati 4.
Uno è già impegnato in elite e gli altri tre ( media 22 anni) sono inseriti nei quadri della Serie A.
Sintetizzando, il progetto "Accademia Arbitrale" segue un percorso formativo articolato sui tre anni: Formazione; Sviluppo; Perfezionamento.


SONDAGGIO: VOTATE IL MIGLIOR AZZURRO DEL 2011!


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