Infortuni: ma i caschetti servono davvero?

Uno studio australiano, sovvenzionato dall'Irb, avrebbe dimostrato che l'utilizzo di protezioni non incide sugli infortuni subiti dai rugbisti alla testa e non dà garanzie di sicurezza.

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Un paio di settimane fa era uscito all'interno di un articolo satirico, ma si sa che ogni ironia nasconde un po' di verità. Ed ecco, dunque, che torna d'attualità il dibattuto sull'utilizzo dei caschetti protettivi da parte dei giocatori di rugby. E una ricerca australiana avrebbe dimostrato che i caschetti sono, fondamentalmente, inutili.

L'utilizzo dei caschetti protettivi è da tempo al centro dell'attenzione, sia da un punto di vista estetico sia, soprattutto, da un punto di vista della sicurezza dei giocatori. Le concussioni, infatti, sono uno dei pericoli maggiori per quel che riguarda i rugbisti e capire cosa possa evitarle o limitarle è sicuramente importante.


La University of New South Wales di Sydney ha compiuto un test - richiesto e sovvenzionato dall'International Rugby Board - su 4.000 giocatori. Essi sono stati divisi in tre gruppi: uno che indossava il classico caschetto, uno indossava dei caschetti innovativi e l'ultimo indossava quel che voleva, anche nessuna protezione. "Abbiamo fatto dei test random e abbiamo scoperto che non vi è una reale riduzione negli infortuni alla testa o nella percentuale di concussioni in chi utilizza caschetti protettivi" ha dichiarato Caroline Finch, una delle ricercatrici del progetto.


Insomma, con o senza caschetto i rischi di infortuni - anche gravi - alla testa sono all'ordine del giorno. E, secondo i ricercatori, quel che è più importante è evidenziare come l'utilizzo di caschetti protettivi non debba significare potersi "buttare a testa bassa" contro gli avversari, pensando di non rischiare nulla.


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