Affari italiani: contratto giocatori e l'insostenibile posizione della Fir

contratto_giocatori_fir.jpgHa scatenato un bel vespaio il mio articolo di ieri sul rinnovo dei contratti dei giocatori d'interesse nazionale con i club celtici. Come era facile prevedere, d'altronde. E, come era giusto che fosse, è arrivata la versione federale. Che pecca di un gravissimo equivoco.

Partiamo dalla versione della Federazione Italiana Rugby. Come spiegatomi benissimo ieri, infatti, la Fir ha deciso di proporre un nuovo contratto che preveda alcune clausole che la tutelino. Le clausole sono quelle che ho descritto ieri. Ieri, nel mio articolo, evidenziavo due follie. La prima era quella che la Fir abbia redatto il contratto avvalendosi, come controparte, dell'Associazione Italiana Rugbisti, escludendo i due club celtici e i giocatori, e ponendoli davanti al fatto compiuto. La seconda era quella che la Fir non partecipasse alla firma del contratto, lasciando solo a club e giocatori questo onere.
Alla prima perplessità la risposta federale è stata la seguente: "come Federazione - cioé al pari di tutte le Federazioni sportive italiane - non possiamo sederci al tavolo con i giocatori o i loro procuratori. L'Air è l'organo preposto riconosciuto dalla Fir e noi trattiamo con loro". Bene, benissimo. Peccato che nel momento in cui una Federazione si vuole sostituire ai club pagando lo stipendio ai giocatori dovrebbe sedersi al tavolo con chi - piaccia o no, e io non sono mai stato tenero con loro - rappresenta i giocatori. E, ripeto, piaccia o non piaccia questo ruolo è ricoperto dai procuratori. Quindi, al di là della questione attuale in sè, venga presto fatta chiarezza. Chi è e chi rappresenta l'Air? E' a sostegno dei giocatori - a fianco dei procuratori - o è alternativa a questi ultimi? Visto che l'iscrizione è volontaria, l'Air rappresenta - se non la totalità - almeno la maggioranza dei giocatori d'interesse nazionale? E si può firmare un "contratto collettivo" tra una Federazione e l'Air, visto che il contratto collettivo firmato nel 2008 tra Air e Lire coinvolgeva direttamente i club di Super 10, facenti parte della Lire. Mentre la Fir non rappresenta legalmente Treviso e Aironi.
Ma ben più importante è il secondo appunto che muovo alla Fir. La Federazione, infatti, afferma che "pagando il 60% degli stipendi dei giocatori siamo, in pratica, 'soci di maggioranza' e dobbiamo avere il diritto di tutelare il nostro investimento. Quindi abbiamo il diritto e dovere di porre in essere delle clausole che ci tutelino". Bene, benissimo e giusto. Ma qui casca il vero asino. Qui torna a galla quel grave problema, quel peccato originale, che avevo già tirato in ballo due anni fa e che da 24 mesi ripropongo. La Federazione, infatti, scegliendo questa formula mista privato/pubblico nella gestione del Pro 12 ha creato un equivoco su cui si può marciare facilmente. La Federazione, infatti, corrisponde ai CLUB il 60% degli stipendi dei giocatori, in quanto ha firmato con i CLUB un contratto, il famoso capitolato. I giocatori, invece, hanno firmato - e continuano a firmare - un contratto che li lega ai CLUB e non alla Fir. Insomma, parliamoci chiaro: qui non stiamo parlando di contratti a tre, che includono giocatore, club e Fir. Qui parliamo di due contratti diversi e separati. Uno che include giocatore e club, un altro che include club e Fir. Cosa significa tutto ciò? Che, fino a prova contraria, la Fir può intervenire - e infatti il capitolato lo specifica - nella gestione dei giocatori d'interesse nazionale da parte dei club. Può imporre un numero minimo o massimo di partite giocate, può chiedere e imporre il ruolo in cui far giocare un giocatore e si rapporta con il club nella gestione dei giocatori d'interesse nazionale e può CONCORDARE l'ammontare dell'ingaggio con i club. Ma, visto che i giocatori sono legati contrattualmente ai club e NON alla Fir, non può assolutamente imporre vincoli ai giocatori stessi. Non può vietare sponsorizzazioni né pretendere di intervenire in caso di volontà di cambiare squadra dei giocatori stessi. O, meglio, lo può fare come poteva farlo prima della Celtic League e come possono farlo tutte le Federazioni. Cioé obbligando i giocatori, nel momento in cui vestono la maglia azzurra o sono impegnati in raduni o tornei con la nazionale, a fare da testimonial agli sponsor federali, e a non sponsorizzare marchi concorrenti utilizzando le divise azzurre. Ma non può fare altro. Perché i giocatori sono legalmente legati contrattualmente ai club e non alla Fir. Anche se essa paga loro il 60% degli stipendi.


Quindi, o la Federazione Italiana Rugby decide di uscire da questo equivoco - e lo può fare in tre soli modi - o deve accettare il rifiuto degli atleti a firmare il rinnovo del contratto. I tre modi sono: mettere essa stessa sotto contratto i giocatori, pagarli al 100% e poi "prestarli" alle due franchigie private - in questo caso VERE franchigie. Oppure sedersi al tavolo con i due club e i giocatori e sottoscrivere un contratto a tre, dove oltre alla firma del giocatore e del presidente del club vi sia anche quella di Giancarlo Dondi - che così si assume le responabilità al pari del club nell'onorare il contratto. O, infine, salutare tutti, crearsi due franchigie federali e statali, mettere sotto contratto i giocatori e farci ciò che vuole. Anche obbligarli in ritiro a giocare a scopa e non a ramino.



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