RWC 2011 - Dan Carter, il leader timido

dan_carter_leader_timido.jpg É uno dei numeri 10 più forti al mondo, il miglior realizzatore della storia del rugby. Ha appena firmato un contratto per il quale ha rifiutato quasi 5 milioni di dollari. É l'alfiere dei Crusaders e il timoniere degli All Blacks. Ma se fosse per Daniel Carter, nessuno ne verrebbe mai a sapere niente. Un leader timido, come ci racconta Stefania Mattana.

Definire questo campione timido e sobrio è quasi un eufemismo. Impossibile sentirgli fare affermazioni sfacciate o altezzose, mai una parola fuori posto o un elogio a se stesso, nemmeno quando sabato sera è uscito dallo stadio di Napier con 20 punti in tasca (sui 25 realizzati in totale), una vittoria rassicurante e un paio di drop. Un match dove la stella All Blacks ha brillato come da tempo non succedeva.
"Mi sono divertito là fuori - ha detto alla stampa -. É stata una di quelle vecchie e dure battaglie che sarebbe potuta andare in qualsiasi modo, ma per fortuna i nostri avanti hanno demolito i Chiefs, dando a noi qualche palla di qualità da giocare". I compagni, il concetto di squadra, la comunità: un pensiero, quello corale, tanto presente nella sua indole da farlo correre subito a Christchurch, per presenziare alla maratona telethon Rise Up Christchurch. L'hanno invitato a partecipare "E non potevo dire di no, questa è la mia gente" ha detto. E il suo cachè è andato ovviamente a unirsi agli oltre centomila dollari donati da qualche suo compagno di squadra un po' più appariscente.
Umile, generoso, un pezzo di pane diremmo noi da questo lato del globo. Un'immagine davvero diversa dall'esuberante e discusso Sonny Bill o dal carismatico e "severo" capitan McCaw.
Ma è possibile che un implacabile generale dei suoi come Dizzy - così lo chiamano in Nuova Zelanda - fuori dal campo si trasformi in uno schivo timidone senza appello? Qualche giornalista kiwi si diverte a commentare tra il serio e il faceto questa sua caratteristica, e molti si chiedono se Dan Carter ci fa o ci è, se questa timidezza sia solo un comportamento di facciata o se davvero il ventinovenne di Canterbury ha conservato una straordinaria genuinità, nonostante tutto.
E pare che il buon Dizzy non ci faccia per niente. Questa è solo la sua natura. Ma nonostante il carattere mite e schivo sa quello che vale, ha perfettamente idea di cosa rappresenta nel movimento rugbistico mondiale, e sa cosa significano tutti quei ragazzini che ogni giorno gli dicono: "Io voglio diventare come te".
A Napier gli è stato chiesto se avesse avvertito la pressione della partita, con 7/8 della squadra infortunata. L'assenza di gente come Williams o Dagg può diventare uno spettro pesante per chi deve condurre la sua squadra, ma lui ha dato prova di cosa lo rende vincente in campo. "No, veramente no", ha detto con un lampo negli occhi, conscio che con gente tipo Dan Carter e Richie McCaw le possibilità di ottenere un buon risultato sono tante.
Equilibrio. Non è un aggettivo che tanti sportivi si possono vantare di avere, specie quando questi atleti sono sul tetto del loro mondo.
Personalmente, non so se Dan Carter - con il sorriso fresco di chi sembra avere iniziato a giocare a rugby ieri sera - sia lo specchio di come vanno le cose in Nuova Zelanda, ma è un personaggio/non personaggio quasi anacronistico nell'ambiente patinato e opulento dello sport mondiale. Un esempio di semplicità e integrità cui forse non siamo più abituati.


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