Affari italiani - Mallett spara a zero: "Il mio addio? Scelte politiche per farsi rieleggere"

mallett_attacca_dondi.jpg Se il primo bersaglio era stato Carlo Checchinato, ora Nick Mallett punta più in alto. In un'intervista a La Stampa, infatti, il coach dimissionato dell'Italrugby spara a zero sulla gestione del rugby italiano, confidando al collega Stefano Semeraro i veri motivi del suo addio. Non scelte tecniche, ma puramente politiche. Toh, anche il buon vecchio Nick ha scoperto l'Italia, dove il merito non conta, contano le amicizie.

Attaccare per difendere il proprio lavoro. Nick Mallett ha scelto una tattica ben diversa dalla sua filosofia ovale, fatta di difesa estenuante, per dire addio all'Italia. E siamo solo al primo raduno azzurro, mi sa che da qui al 3 ottobre ne sentiremo ancora delle belle.
"Una scelta politica, non tecnica. Io sarei rimasto due anni in più perché so che ora la squadra mi segue" è il sunto massimo del Mallett-pensiero. Lui ha la squadra dalla sua parte, ha lavorato bene e meritava la conferma. Se non è arrivata è per giochini politici federali, non per demeriti suoi. Anche perché, e lo ribadisce con forza, lui è convinto di aver fatto un buonissimo lavoro "quella di oggi non è la squadra che ho ereditato da Berbizier, senza mediani e con problemi in seconda linea. E' la mia squadra, e lo staff non è mai così stato di alto livello". Sull'ultimo punto si può discutere, ma è ovvio che Nick non possa dire che lo staff non è all'altezza, visto che ufficialmente lo ha scelto lui.
Ma non è tutto nero il futuro dell'Italrugby e il coach sudafricano concede anche parole di miele. "Il potenziale di crescita è enorme. I praticanti sono 60-70mila su 60 milioni di abitanti. La carenza di allenatori a livello giovanile è mostruosa. Ci vuole più competizione alla base e 3-4 squadre in Celtic League con 5-6 italiani nei ruoli chiave, possibilmente in grandi città come Roma e Milano".
Ma l'affondo, quello vero, arriva quando Nick "mano fredda "Mallett torna a parlare di scelte politiche e, soprattutto, di qualità del movimento. Proiettili pesanti, pesantissimi. "Chi fa scelte politiche lo fa per essere rieletto. Mi dovevo occupare di tutto il rugby nazionale? Forse, ma con la Nazionale c'era troppo lavoro da fare. E per fare da supervisore avrei dovuto avere la possibilità di scegliere i ruoli tecnici, dall'under 20 a quelle delle franchigie di Celtic, chiamando chi vale e non chi è amico di qualcuno". Fischiano, le orecchie fischiano................................


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