Affari italiani - Alla scoperta di Carlo Checchinato, un uomo un perché!

CarloChecchinato_velino.JPG Su questo blog non ho mai lesinato critiche al lavoro (?) di Carlo Checchinato. Prima come team manager dell'Italrugby, poi come responsabile per l'alto livello (sigh) del movimento azzurro. Critiche che pochi, tra i colleghi e gli addetti ai lavori, hanno avallato, in un silenzio assordante. Silenzio rotto da Nick Mallett il giorno dopo il suo "esonero" dalla panchina azzurra. E ora che il vaso è stato scoperchiato, ecco che si fa luce sul personaggio Checchinato.

Ad affondare il colpo è "Il Velino", agenzia di stampa che al suo interno ha personaggi che ben conoscono l'ambiente federale. Certo, che magari hanno anche dei risentimenti personali, ma che di certo possono tastare il polso del movimento ovale italiano più e meglio di tanti altri. Ecco cosa ci racconta oggi Il Velino.

"Mallett denuncia senza alcuna riserva quanto tanti, colpevolmente, hanno sottaciuto. Cioè che le ali del rugby italiano vengono regolarmente tarpate da un management ad uso personale. Mallett, per giunta, non si limita ad una disamina generale ma, partendo dai suoi rapporti con il presidente Federale Giancarlo Dondi, arriva a fare nomi e cognomi: "Di una cosa sono dispiaciuto: il mio rapporto con Dondi è stato perfetto solo nell'ultima stagione, di reciproca e totale fiducia. Il merito è di Gino Troiani, un uomo che lavora nell'ombra ma che è un manager perfetto. Chi lo ha preceduto nel ruolo, Carlo Checchinato, lavora solo per se stesso e per la propria carriera". In una sola frase Mallet riesce ad accorpare tutti i guasti arrecati dall'ex seconda linea rodigina da quando fu ingaggiato - generosamente - in Nazionale come Assistente Manager di Marco Bollesan. Per ringraziamento, la sua prima mossa (centrata) fu di far immediatamente fuori il suo superiore. Poi, la sua gestione anche dei fattori tecnici della Nazionale - più o meno occulta - costrinse un allenatore di personalità quale Pierre Berbizier a riparare in Francia per sottrarsi alle sue ingerenze ed alla sua influenza.
Tornando al 'j'accuse' di Mallett, rileviamo che fino a che è rimasto Checchinato a fare da filtro, cioè fino all'estate scorsa, fra il tecnico sudafricano ed il presidente parmense i rapporti erano stati impossibili se non pessimi. È bastato che l'aquilano Gino Troiani gli subentrasse (dal momento che Checchinato - 'promuoveatur ut amoveatur' - era diventato coordinatore Celtic League) perché i rapporti fra Mallett e Dondi diventassero perfetti e produttivi, tanto da generare anche il successo sulla Francia. Continuiamo la decodifica di Mallett: "lavora solo per se stesso". Cosa significa? Che gli interessi della Nazionale sono molteplici e basta saperli indirizzare in modo appropriato per aumentare la propria influenza, il proprio potere magari circondandosi di persone gestibili dentro e fuori dal campo ed eliminando progressivamente chi non intende fa parte della scuderia (giocatore, medico, massaggiatore o quant'altro). Il tutto, aggiunge Mallett, per realizzare la struttura più confacente "per la propria carriera". A scoperchiare la pentola ci ha provato con frequenza Il Velino ma per scoperchiarla bene si è dovuto attendere l'intervento risentito ed orgoglioso di un gentiluomo sudafricano. In realtà si tratta di cose risapute nelle sagrestie rugbystiche silenziate da qualche santo in paradiso. Lo stesso santo che, per quattro anni, è riuscito perfino a far accettare il clamoroso conflitto di interessi di un Checchinato contemporaneamente consigliere federale e manager stipendiato.
Un santo, o tanti santi, che, per liberare la Nazionale dai dannosi influssi del suo manager, lo ha promosso coordinatore della Celtic League con il solo risultato di portare anche questa splendida iniziativa - risolutiva per il rugby italiano - al fallimento tecnico (fanalini di coda) e alla compromissione dei rapporti fra le due franchigie Benetton ed Aironi e la Federazione: tant'è che oggi si profila la costituzione di due nuovi superclub sotto egida federale a Milano e Roma. Rimane difficilmente spiegabile l'origine dell'onnipotenza di questo personaggio. Il giocatore, il nazionale Checchinato è da rispettare tant'è che chi scrive - in virtù delle mete record realizzate - lo ha anche inserito sulla Enciclopedia Treccani, nel ristretto novero dei migliori rugbisti al mondo come John Kirwan o Naas Botha. Ma il dirigente, il manager, il coordinatore sono ruoli che proprio non gli appartengono. Eppure lui sta sempre lì! Addirittura - sostengono in tanti - con l'ambizione non celata di diventare il prossimo presidente: che possieda un segreto per il procacciamento di voti?".


Serve aggiungere altro?


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