Affari italiani - Edoardo Gori, i giovani e quel rugby specchio di un Paese

gori_intervista_nazione.jpg Sulle pagine di ieri de La Nazione, quotidiano di Firenze, è apparsa un'interessante intervista a Edoardo Gori, mediano di mischia della Benetton Treviso e dell'Italrugby. "Ugo" Gori racconta al collega Alessandro Fiesoli cosa significhi essere un giovane talento in Italia oggi. Parlando di rugby, ma con parole che, ahimé, sono lo specchio di questo Belpaese.

Edoardo inizia parlando della sua situazione, dell'essere uno dei pochi giovani che riesce a emergere. Ma il discorso di Gori si allarga subito "Lo so, e se sono evidentemente contento per me, lo sono molto meno per tutti gli altri ragazzi meno fortunati".[...] "E' molto difficile trovare spazio, purtroppo è vero. Bisogna parlarne. Sarà che i più maturi, in campo come nella società, fanno di tutto per tenersi i loro posti ben stretti. Ma non è solo questo". [...] "Penso che una parte della colpa sia anche di noi ragazzi. Mi sembra che in giro ci sia poca voglia di faticare e di mettersi in gioco. E non va bene".
Tornando a parlare di giovani e rugby, ecco quali sono i mali secondo Edoardo Gori. "I giovani devono essere costruiti e fatti giocare. Ma è una politica che richiede impegno e investimenti mirati". E non puntare sugli stranieri, magari più convenienti. "Ma in questo modo si compromette anche il futuro". Con mancanze che toccano anche la scuola. "Il rugby ha le Accademie, centri di formazione per i ragazzi. Ma nel confronto con i college britannici, per esempio, nella nostra scuoia io sport quasi non esiste".
E i giovani talenti, come Mario Balotelli, buttano via la fortuna che la natura ha dato loro. "Ci vuole poco, quando si guadagnano tanti soldi a vent'anni, sentirsi ii re dei mondo. In questo, ii rugby è diverso. Certo, dispiace, in questo modo rischia di buttarsi via. Diciamo che certi valori dello sport (a noi rugbisti, ndr.) ci vengono messi in testa fin da piccoli. Le teste calde ci sono anche da noi, ma vengono isolate, ii nostro è un mondo molto più piccolo rispetto al calcio e fare cavoiate non aiuta [...] In questo senso, è uno sport che non fa sconti. L'impegno mentale e fisico è continuo".
E per finire, si torna all'inizio, con Ugo che dà la sua ricetta per limitare il gap con le nazioni più forti. "E' dura. Come tesserati, in Francia ne hanno dieci volte di più rispetto a noi e in Inghilterra non se ne parla nemmeno. Si torna al punto di prima: ii futuro va costruito con i giovani". Nel rugby, ma non solo.


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