Guai Capitali - Sul Flaminio Roma si gioca anche le Olimpiadi 2020

flaminio_olimpiadi.JPG E' una battaglia aspra, fatti di colpi bassi, minacce e incapacità quella che si gioca intorno alla ristrutturazione dello Stadio Flaminio. Da un lato il Comune, e il suo colpevole ritardo nel prendere a cuore la questione, dall'altro la famiglia Nervi, e leredità dell'ingegnere. In mezzo non solo il destino del Sei Nazioni, sempre più vicino a Firenze, ma anche quello dello Olimpiadi 2020.

La battaglia tra Nervi, Fir e Comune non è nuova. Nata ancora con la gestione Veltroni, si è trascinata negli anni senza che nessuno, soprattutto in Comune, desse quella scossa necessaria a sbloccare la questione. Arrivando, come sempre accade in Italia, a essere in ritardo e ad accorgersi di ciò quando si rischia di perdere tutto.
E Roma rischia grosso. Non ristrutturare seriamente il Flaminio significa perdere il Sei Nazioni. Perdere il Sei Nazioni per incapacità infrastrutturali significa, e non è difficile capirlo, perdere speranze nella candidatura a Roma 2020, che tra l'altro ha nel Flaminio uno dei suoi pilastri.
Su questo fanno leva i Nervi per pretendere un nuovo dialogo con Comune, Coni e Fir. La fondazione, infatti, avrebbe inviato a Comune e Fir una "proposta costruttiva" per sbloccare la situazione, come detto da Mario Nervi a Christian Marchetti di Solorugby.org. Una proposta probabilmente alternativa al progetto attualmente pronto, una proposta che il Comune dovrà accettare per poter far partire i lavori e non perdere il Sei Nazioni. E le Olimpiadi.


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