Super 15 - Un italiano in Nuova Zelanda, cronaca particolare di Crusaders vs. Bulls

Super15_Crusaders_Bulls.jpg Sabato scorso i Crusaders hanno giocato contro i Bulls nella splendida location di Timaru. Questa occasione ghiotta non è sfuggita a uno dei nostri lettori downunder, Tommaso Alestra, che vive a Christchurch e che ha vestito per noi i panni dell'inviato... e ha raccontato a Stefania Mattana la sua prima partita dal vivo di questa stagione. Un match che è stato la cornice di una piacevole gita del weekend, e una deliziosa cartolina sulla terra che ospiterà i prossimi mondiali.

"È stata un'esperienza davvero unica e particolare per via di questa strana location" esordisce Tommaso. Infatti, Timaru è una tranquilla città immersa nella natura di Canterbury, a un paio di ore di macchina da Christchurch. La sua particolare posizione, con il mare davanti e le Southern Alps alle spalle, la rende un luogo incantevole, ma per quanto sia splendida, Timaru non è il luogo che tutti si immaginano per un match come quello dei Crusaders contro i Bulls. E se per i giocatori l'evento è stato quanto meno bizzarro, anche per il pubblico non è stata di certo un'esperienza comune.
"Timaru è una sede alquanto stramba per una partita di Super Rugby! Lo stadio è un piccolo catino, sembra quasi un campo di allenamento, davvero una cornice inusuale per un evento del genere. Chissà che effetto avrà fatto a tutti questi grandi campioni, ritrovarsi in un posto del genere... - ci confessa il nostro inviato -. Per il pubblico è stata una cosa davvero fantastica. Dove mi trovavo io non c'era nemmeno la tribuna, eravamo in piedi su una piccola collinetta d'erba. Era praticamente come essere in campo e come non mai mi sono reso conto della velocità del gioco e della potenza degli impatti. Inoltre potevamo sentire i giocatori parlare e anche loro sicuramente potevano sentire quello che dicevamo noi. Qualcuno di loro durante qualche pausa del gioco, infatti, si è persino girato a salutare e a scambiare qualche battuta con gli spettatori in prima fila".
Un'accoglienza di pubblico calorosa, che gli stessi Crusaders hanno apprezzato tantissimo: "Se fosse per me, giocheremmo ogni settimana qui a Timaru" ha dichiarato il coach Blackadder alla stampa. Un amore a prima vista che potrebbe far tornare i Crociati a metà giugno, in occasione del big match contro i Blues. La cronaca della partita ha visto un gioco a senso unico, dove i Crusaders hanno largamente dilagato. I Bulls invece hanno deluso il pubblico, che avrebbe preferito sicuramente un incontro equilibrato. "I Crociati hanno schiacciato i Bulls in ogni fase del gioco, sia fisicamente che tecnicamente. Molte delle grandi stelle sudafricane mi sono apparse appannate, e dopo aver a lungo ammirato questi grandi campioni in tv, speravo mi mostrassero qualcosa di meglio una volta arrivato a pochi metri da loro - dice Tommaso -. I Crusaders al momento, invece, sono davvero devastanti, c'è chi dice che quest'anno abbiamo la miglior squadra di sempre".
Una squadra che vince e tiene alto il morale della gente di Christchurch. Anche Tommaso ha vissuto in prima persona il sisma, e il suo drammatico racconto del post terremoto è davvero toccante. "Con questa squadra c'è davvero da divertirsi ed è proprio di questo che la gente di Christchurch ha bisogno: qualcosa per cui gioire e sorridere, perché per il resto qui c'è ben poco da stare allegri. Si sta cercando di tornare alla normalità, ma mezza città è stata distrutta dal terremoto e la ricostruzione richiederà anni di lavoro. Anche la perdita delle partite dei mondiali è stata una dura mazzata, sarà molto triste per noi stare ai margini di questa grande festa. Per adesso, comunque, ci godiamo questi Crusaders, nel suo piccolo il rugby sta facendo tanto per questa gente".
L'ombra del terremoto scompare subito, quando il nostro inviato ci parla del dopo partita, un vero inno alla filosofia del rugby: al termine del match, infatti, vengono aperti i cancelli direttamente sul campo, e il pubblico può raggiungere i suoi beniamini per un autografo e uno scambio di battute. "Abbiamo chiesto a Williams se voleva venire a bere una birra con noi, ma Sonny purtroppo ha rifiutato... Peccato, sarà per la prossima volta magari!", ha concluso il nostro inviato a Timaru.
Un racconto di un sabato sera diverso che accorcia le distanze dalla lontana Nuova Zelanda: settembre è sempre più vicino.


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