Festival del giornalismo - Un'occasione persa per lo sport

Festival-Internazionale-del-Giornalismo.jpg Al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia da oggi si autoerotizzano e si sollazzano a vicenda i soliti tromboni, ma di sport neanche l'ombra. Che il giornalismo sportivo sia considerato di Serie B è risaputo. Un giornalismo minore, inferiore, non all'altezza dei grandi temi trattati da chi si occupa di politica, di cronaca o di cultura. Nonostante spesso lo sport travalichi i confini del campo da gioco, diventando sociale, politico, economico. Eppure, nonostante la grande valenza culturale che la pratica sportiva ha, o dovrebbe avere, il giornalismo sportivo è lasciato ai margini.

Nella cinque giorni umbra, infatti, non si vede traccia di convegni che abbiano il giornalismo e lo sport come protagonisti, e anche tra gli invitati (tantissimi!) di giornalisti sportivi ne ho ritrovati ben pochi. Certo, il modo di fare giornalismo sportivo in Italia non aiuta certo a far ricredere chi pensa che uno scribacchino da stadio non sia altro che uno zotico ignorante, uno pseudo tifoso pronto a marchettizzare il suo club del cuore o, peggio, a lasciare che siano gli uffici stampa a dettarne la linea editoriale. Ma proprio la mediocrità nel raccontare lo sport dovrebbe spingere chi organizza una manifestazione importante come il Festival Internazionale del Giornalismo a dare spazio proprio a ciò che non va e a trovare soluzioni. A mostrare come di fronte alla stagnazione e all'ingessatura del giornalismo sportivo i nuovi media possano essere il futuro. Ecco, mi sarebbe piaciuto poter vedere che a Perugia si affrontano anche i temi dei diritti tv, dell'informazione sportiva su internet, dei blog e di tutto ciò che può far rinascere una professione che non sa di essere morta. Ma che lo è.


Mi sarebbe piaciuto, ma al Festival del giornalismo si è persa un'altra occasione.


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