Rugby&Olimpiadi - Irb: "A Rio un successo anche senza i campioni"

olimpiadi_campioni.jpg Il rugby olimpico sarà un successo, anche se a Rio de Janeiro non andranno i grandi campioni del rugby a XV. Convinto di ciò è Mike Miller, chief executive dell'Irb, che mette le mani avanti sulle possibili assenze di stelle alla prima Olimpiade nel 2016 che rivedrà la palla ovale protagonista. Certo, tra le righe si capisce che anche lui sogna qualche vip in campo.

"Sarà difficile che le squadre possano convocare i loro giocatori più famosi - ha dichiarato Miller alla Press Association Sport -. Hai persone che giocano a sette regolarmente nelle world series. Sono dei professionisti del seven. Se hai una buona squadra, che si conosce e applica gli schemi e d'improvviso i ragazzi del XV si svegliano e dicono 'ehi, c'è in ballo una medaglia olimpica, la vogliamo', sarà il coach a dover decidere". Una situazione che potrebbe romprere gli equilibri. "Spaccheresti questi equilibri pensando che 'è un nome famoso, non posso escluderlo'? Insomma, io non vorrei essere un allenatore del seven quando dovrà fare le convocazioni olimpiche".
Quindi, cosa si aspetta Miller? "La soluzione è semplice, creare attenzione intorno al rugby a sette e creare nei prossimi anni dei campioni che la gente conosca e ami. E chi si avvicinerà al rugby grazie alle Olimpiadi neppure saprà chi è Dan Carter, quindi per loro il problema non si pone, anche se capisco l'importanza di avere dei testimonial importanti in squadra. Ma, ripeto, non credo che il successo del rugby alle Olimpiadi dipenderà dai nomi di chi scenderà in campo". Anzi, saranno proprio le Olimpiadi a dare visibilità ai professionisti del seven e a renderli dei campioni conosciuti. Poi, certo, ci fossero un Chris Ashton o un Sonny Bill Williams disponibili...


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