Giappone - Kirwan: Il Sol Levante non tramonta

kirwan_terremoto_giappone.jpg Storie di nazioni, storie di dolore, ma anche storie di gente che non si arrende. Storie di rugby. La Nuova Zelanda e il Giappone forse non sono mai state così affini come in questi mesi: colpite da due terrificanti terremoti che hanno spezzato migliaia di vite, adesso non hanno perso la loro tenacia, e si stanno rialzando lentamente sulle loro gambe. Avversarie sul campo (ai prossimi Mondiali le due squadre si trovano nello stesso girone eliminatorio) si stringono con affetto e solidarietà fuori nella vita quotidiana, unite da un tragico destino. Ce ne parla Stefania Mattana.

La porta del mondo ovale giapponese, per meglio comprenderne l'attuale situazione, l'ha aperta il suo coach, John Kirwan. L'ex All Black si trovava in Italia quel maledetto 11 marzo, quando un sisma di magnitudine 9.0 ha piegato il Giappone, causando un devastante tsunami, oltre 15 mila dispersi e aprendo una falla incolmabile nell'illuminato sistema nucleare nipponico. Un copione che si ripete, ma stavolta - lontano dalla sua Nuova Zelanda - Kirwan ha vissuto in prima persona il postterremoto. Turbato dalla tremenda furia della natura, racconta ai microfoni di un'emittente neozelandese delle dinamiche interne alla sua squadra.
"Ci sono persone che hanno perso tutto. Le famiglie di Kensuke Hatakeyama (pilone) e di Shinya Makabe (seconda linea) hanno visto le loro case completamente spazzate via, ma per fortuna sono tutti vivi. La famiglia di un altro dei nostri ha una fattoria vicino alla centrale di Fukushima, e non possono più produrre latte perché è radioattivo. É una cosa spaventosa", ha detto.
Ma i giapponesi, come i neozelandesi, sono un popolo che non molla, e così è stato anche per il rugby: nonostante la decisione fosse davvero dura da prendere, Kirwan e company hanno deciso di non cancellare gli impegni premondiali (tra cui un Test Match in Italia contro gli azzurri) e il loro ritiro preparatorio a Miyazaki, nel sud-ovest del Giappone. "Avevamo pensato di annullare tutto, ma sono state le stesse famiglie terremotate dei nostri ragazzi a farci sapere che dovevamo andare avanti e combattere. Inoltre, cancellare le attività a Miyazaki significava far perdere altri posti di lavoro alla gente del posto" ha continuato Kirwan. Un'ulteriore tegola per il paese del Sol Levante, senza contare che solo l'anno scorso la stessa zona di Miyazaki era stata colpita da un focolaio di afta epitozootica e da un'eruzione vulcanica, che avevano portato al collasso l'intera economia locale.
Il 46enne kiwi ha poi confermato le partite di beneficenza e solidarietà a favore dei terremotati: "Stiamo cercando di pensare positivo e di promuovere iniziative e raccolte fondi attraverso il nostro sport. Questo evento drammatico per noi non dev'essere un momento di tristezza, ma una motivazione in più per fare bene, anche ai Mondiali. Impegnarci al massimo e ottenere grandi risultati è il modo migliore per ripagare la gente. É importante far vedere che la gente è unita, anche nello sport. Il popolo giapponese ha dimostrato grande coraggio, e nel loro piccolo, questi ragazzi vogliono andare in Nuova Zelanda e rappresentare in maniera più che dignitosa la loro nazione".
E la loro bella figura, i giapponesi, la stanno facendo già adesso, con la dignità e l'orgoglio tipico della gente del Sol Levante.


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