Celtic League - Giorni decisivi per il destino televisivo di Aironi e Treviso (ma il Board celtico fa ostruzione)

Celtic_televisione.jpg Giornate convulse e decisive quelle che ci aspettano in ottica tv e Celtic League. Se l'ultimo weekend celtico è stato salvato dalla passione e dalla volontà dello Studio Scialpi e del regista Ugo Colista di produrre a ogni costo i match, il futuro dell'ovale in televisione è legato a tante, troppe, variabili impazzite. A partire dal cda di Telecom Italia Media in programma domani, fino ad arrivare alle decisioni del Board celtico, che appare però ben lontano dal capire la realtà italiana.

Nelle ultime settimane, infatti, la Fir e nella fattispecie il presidente Dondi si erano mossi bene per trovare una soluzione all'affaire Dahlia. Incontri, proposte, discussioni che sembravano aprire la strada alla Celtic League in chiaro, all'interno di un progetto che coinvolge diversi attori e che avrebbe dato qualità e visibilità al rugby. Un lavoro che è stato castrato dal Board celtico, poco propenso a fidarsi degli italiani e del presidente federale, che ha deciso di prendere in mano la questione estromettendo ogni "interferenza" italica. Ma il Board vive lontano dall'Italia, non ne capisce le problematiche e non ne conosce le necessità e potenzialità. Il risultato? Si è rischiato di veder oscurata la Celtic League lo scorso fine settimana, causa resistenza celtiche, e non si ha ben chiaro il futuro.
Se TI Media deciderà di salvare, almeno per quest'anno, Dahlia, accettando il piano proposto da Made, Airplus e Lega Calcio di creare una newco, non sarà automatica la permanenza del rugby sull'emittente a pagamento. E questo nonostante chi produca fattivamente le partite delle due italiane, cioè lo Studio Scialpi/Colista, abbia fin qui dimostrato qualità, capacità e, soprattutto, una passione per la palla ovale che ha portato i proprietari e i dipendenti a lavorare "a rischio gratis" pur di garantire la messa in onda del rugby. E questo nonostante le pressioni di Made/Filmaster a non produrre le sfide dello scorso weekend.
Una passione che, unita al lavoro diplomatico di Dondi, stava dando i suoi frutti e che avrebbe potuto portare il rugby celtico non solo in chiaro, ma anche con una garanzia di qualità e con un progetto che allarga lo spettro di offerta ovale in Italia. Ma è un progetto che i celti non capiscono, che non vogliono capire e che sta portando tutto alla deriva.
Insomma, la Celtic League in televisione è appesa a due fili sottilissimi. Il primo si chiama TI Media, il secondo è il Board celtico, che al momento osserva l'evolversi della situazione, ma che, a differenza della Lega Calcio, non appare così entusiasta del salvataggio di Dahlia, come fanno sapere da ambienti vicini a Made/Filmmaster. E la Federazione, i club, gli sponsor e gli appassionati aspettano, nell'incertezza più totale.


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