Celtic League - Una franchigia federale per mettere tutti d'accordo?

franchigia_federale.jpg L'esperienza celtica dell'Italia assume di volta in volta l'aspetto dell'impresa, della disfatta, dell'armonia e del caos. I rapporti tra la Federazione e le franchigie è un rapporto che fin dall'inizio si è gestito sul filo del rasoio, ma negli ultimi giorni la situazione sembra precipitare. E da Roma, sponda federale, arrivano segnali chiari: se ai club non va bene ci facciamo la franchigia noi.


Foto per gentile concessione di Marco Sartori - Benetton Treviso

Andiamo con ordine. In principio fu l'intervista del presidente Giancarlo Dondi a Ivan Malfatto de Il Gazzettino. Parole poco chiare (o forse chiarissime) che evidenziavano un fastidio nella gestione delle franchigie e, addirittura, nei loro successi (vabbé, di Treviso). Poi fu la smentita su La Padania, che invece di placare gli animi ha gettato benzina sul fuoco, con quella sibillina frase sulla gestione tecnica delle franchigie.
Di ieri, infine, le ultime due gocce che sembrano aver fatto traboccare il vaso. Da Treviso, infatti, sono giunte parole pesanti dalla famiglia Benetton. Parole che in Fir non sono piaciute. "I contributi federali sono solo propaganda" ha dichiarato Andrea Benetton, facendo capire che la squadra veneta è in grado di camminare con le proprie gambe, anche senza aiuti statali. E, allora, perché Dondi deve spendere soldi (AGGIORNAMENTO: da quanto riporta oggi La Stampa si tratta di 2.5 milioni) per una squadra che non può gestire e che, in fondo, quei soldi non li vuole?
Da Viadana, invece, la patata bollente si chiama Gianluca Guidi. Che i rapporti tra il tecnico dell'Italia A e la squadra di cui è stato nominato (su volere federale) tecnico dei trequarti non fossero idilliaci si sapeva da tempo. Ma dopo il doppio impegno con la nazionale sembra che tra il tecnico federale e gli Aironi sia calato il gelo totale, con Guidi che non si sarebbe presentato agli allenamenti. Scatenando l'ira di Viadana e obbligando Carlo Checchinato a continue telefonate per salvare la situazione. Una situazione che, a sentire le parole del direttore sportivo degli Aironi Tonni a "Quelli che... il rugby", difficilmente è salvabile, con Guidi formalmente fuori dal progetto Aironi.
Insomma, tra Fir e club non corre buon sangue ed ecco che, da più parti, giungono rumors strani. Boutade, all'apparenza, ma che se trovano sponde diverse e lontane iniziano a sembrare più di semplici "pour parler". Cosa raccontano queste voci? Semplice, si parla di due opzioni a medio/lungo termine. La prima prevede un solo club privato, senza sovvenzioni federali e completamente indipendente da Dondi&co. Un club il cui identikit non può non essere quello della Benetton Treviso. E la seconda squadra in Celtic League? Con i soldi risparmiati la Fir potrebbe creare una franchigia federale, a totale controllo dello staff tecnico nazionale che sarebbe la vera fucina per la nazionale. Una franchigia che, però, non sarebbe a Viadana. Le due opzioni sono Parma (sigh, si sa perché) e Roma. E la seconda ipotesi? L'allargamento della presenza italiana nella lega celtica a tre squadre. Le due attuali (con gli Aironi che, però, si sposterebbero più a nordovest) e una federale, sempre a Parma o Roma.
Fantapolitica? Fantarugby? Forse... ma ipotesi meno assurde di quello che possono apparire a un primo sguardo. E ipotesi che, a essere sinceri, già circolavano prima ancora dell'inizio dell'avventura celtica e che, forse, dopo il tentativo fallito di gestione Fir/privati diverranno realtà. Magari non subito, magari sarà l'evoluzione quando la Fir ridiscuterà il contratto col Board tra tre anni. Ma se i rapporti tra la Federazione e le due franchigie continuerà a essere incandescente come nelle ultime settimane, non è detto che la rivoluzione arrivi prima.


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