Spagna - La patria della movida nega il terzo tempo

terzo-tempo_spagna.jpg La notizia è rimbalzata in Italia solo oggi, grazie a un articolo su La Repubblica a firma di Raffaele Riverso, ma il fatto risale alla fine di gennaio. In Spagna, la patria della movida, a Barcellona, la città della baldoria nelle Ramblas, il terzo tempo del rugby è vietato. Con tanto di vigili a impedire a giocatori e tifosi di festeggiare assieme dopo il match.

Secondo quanto riporta La Repubblica, ma che si può leggere anche sul sito spagnolo LaVanguardia, infatti, il Comune di Barcellona ha attuato una norma che vieta il consumo di bevande e cibo all'interno di impianti sportivi al di fuori del bar. Peccato che la tradizione ovale concepisca nella club house della squadra il luogo simbolo del terzo tempo. Tra trofei e foto storiche, magari con un bel barbecue all'esterno e bottiglie di birra a confortare i fisici provati dei giocatori.
Tutto vietato, invece, in Spagna. Ecco cosa dice il presidente del club CN PobleNou-Enginyers Jordi Homs e chen viene ripreso dal quotidiano italiano "Ci fanno mobbing. Controllano che nessuno di noi esca a prendere una boccata d'aria fuori dal clubhouse, con una birra o un panino, anche solo per pochi istanti". [...] "conoscono così poco il rugby che pensano che il terzo tempo sia un momento per ubriacarsi. Il nostro è uno sport di aggressività regolata. Il terzo tempo è il ritorno all'ordine dopo il caos".
E Homs, infine, evidenzia il controsenso totale della politica della città catalana. "Non sanno più cosa fare. Ci hanno addirittura accusato di dare della birra ai bambini, quando l'unica cosa che bevono è aranciata. E poi lasciano che la gente si ubriachi, questa volta per davvero, sulla Rambla". Appunto. Movida, Rambla... ma niente terzo tempo.


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